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Tycho Brahe e Keplero

 

Brahe propose di considerare la Terra immobile al centro dell’universo e attorno ad essa ruotano la Luna, il Sole e le stelle fisse; invece i pianeti ruotano intorno al Sole.
Egli notò che le orbite delle comete sono ellittiche e non circolari e che esse attraversano i presunti orbi, che non possono essere costituiti da materia solida.

   


Keplero, come Copernico, aderì all’eliocentrismo sulla base di una metafisica platonico-pitagorica. Si propose di sviluppare la dottrina copernicana spiegando il numero, le dimensioni e i moti degli orbi. La domanda principale che egli si pose è perché esistono sei pianeti. Egli ipotizzò una corrispondenza tra il numero dei pianeti e quello dei solidi regolari, ognuno dei quali può essere inscritto e circoscritto in una sfera. Keplero immaginò che le sfere dei pianeti fossero inserite nei solidi regolari circoscritti o inscritti.

 

Keplero e le leggi dei pianeti
Keplero studiò anche la forma e il movimento dei pianeti, giungendo a formulare delle leggi:
i pianeti erano sottoposti all’azione di due forze diverse:

1. Forza del Sole che trascina intorno a se i pianeti con una forza inversamente proporzionale alla loro distanza

2. Forza situata nel pianeta stesso. Ogni pianeta è un immenso magnete che rivolge al Sole ora un polo ora l’altro.
Per l’azione di tali forze, la forma dell’orbita è ellittica e il Sole occupa uno dei due fuochi di tale ellisse.
Proprio a causa delle distanze variabili del Sole, il pianeta viene trascinato con differente vigore. Conseguentemente la velocità del pianeta lungo l’orbita non è uniforme.
Il raggio vettore del pianeta spazza aree uguali in tempi uguali.
Keplero unifica fisica terrestre e celeste, facendo dell’inerzia una proprietà universale dei corpi, tuttavia l’inerzia è da lui intesa come resistenza al moto

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