Nell'analisi del mondo fisico e matematico ci si
imbatte immediatamente nell'infinito. A partire già
dalle più semplici relazioni matematiche e meccaniche,
come le aree delle figure curve e il moto accelerato di
un corpo, si deve necessariamente introdurre quella
particolare forma di calcolo che è detta calcolo
infinitesimale. Il mondo matematico e fisico appare
sospeso tra l'infinitamente piccolo e l'infinitamente
grande. Opera con queste dimensioni in ogni istante. Ma
una nuova dimensione, più comprensiva, più filosofica,
si ha quando usiamo il concetto di infinito per cercare
di capire meglio l'universo cosmico. L'universo è
finito, l'universo è infinito. Questa contraddizione,
secondo Kant, era un tipico esempio di paradosso che la
filosofia non può risolvere. Ma le affermazioni di Kant
presuppongono che il concetto di tempo sia precedente
all'universo. E invece il problema è proprio questo. Se
ci spostiamo dal piano dell'infinito a quello
dell'eternità, ha senso parlare di tempo quando parliamo
della nascita e della fine dell'universo? Il tempo è
nato con l'universo o esisteva prima di esso?
Domanda: L'universo è infinito o finito? E, posto che
sia finito, come possiamo immaginare un suo "paesaggio"?
L'universo è sicuramente finito, in questo senso: che
essendo nato nel tempo - noi crediamo che l'universo sia
nato dal grande scoppio, dal big bang, circa quindici
miliardi di anni fa - per noi non può avere una dimensione
superiore a quella che in quindici miliardi di anni percorre
chi cammina più veloce di tutti, cioè la luce. Quindi il
nostro universo ha un orizzonte pratico per noi che è
l'orizzonte dell'età dell'universo stesso. Non esiste in
questo momento nulla di sperimentabile che stia al di fuori,
anche se noi, aspettando un po' di tempo, vedremo un po' di
più.
Domanda: Nell'astrofisica moderna ci serve parlare del
concetto di infinito?
Ci serve perché il concetto di infinito appartiene non
tanto all'astrofisica moderna, quanto alla fisica in
generale. E naturalmente è un concetto che in fisica haun
significato operativo e viene dalla matematica. Noi abbiamo,
non tanto cose che vanno all'infinito nel tempo e nello
spazio - il reciproco dell'infinito è lo zero -, quanto cose
che si avvicinano a queste. Per esempio la velocità della
luce. La velocità della luce non è infinita. È 300.000
chilometri al secondo nel vuoto, però è come se fosse
infinita perché per raggiungerla ci vuole un'energia
infinita. Ecco allora che un concetto come quello della
velocità, che ha a che vedere con il finito, ci porta invece
a immaginare qualche cosa che deve essere necessariamente
infinito. Ma, siccome nel mondo fisico - e l'astrofisica si
occupa del mondo fisico - l'infinito non c'è, ecco che noi
non possiamo superare la velocità della luce, perché, per
superarla, avremmo bisogno di arrivare all'infinito con
l'energia.
Domanda: Abbiamo letto che l'infinito si contrappone
al finito. Quindi, parlando dell'infinito fisicamente, è
possibile definirlo positivamente, cioè come un qualcosa che
esiste nella realtà esistente?
No, l'infinito non credo che abbia la possibilità di
essere definito come una realtà esistente, anche perché,
l'ho detto, è un concetto matematico. È un limite. In fondo
Tu in matematica come lo definisci l'infinito? Come quel
qualche cosa che è più grande di qualunque cosa Tu riesca a
pensare. Allora uno può pensare che l'infinito sia qualcosa.
Ma in realtà se Tu ti metti a pensarci davvero, Ti accorgi
che non ha una natura tangibile. Io penso a un numero molto
grande, per esempio. L'infinito è più grande numericamente.
Allora posso pensare a un numero più grande ancora. Ma
l'infinito è ancora più grande. Quindi esiste in quanto
limite di qualche cosa, ma un limite che non è
raggiungibile. Ripeto: questa è matematica. È vero che dice
Galileo Galilei che la natura è iscritta nel linguaggio
della matematica. Però, attenzione, nella natura noi
dobbiamo distinguere tra ciò che è formale, il nostro
modello mentale, e ciò che è reale. Allora io in questo
momento non sarei in grado di citare nel mondo fisico nulla
che abbia davvero un connotato di infinito. Nemmeno
l'universo poverino, perché è nato quindici miliardi di anni
fa.
Domanda: Ha senso, nell'ambito della fisica, parlare
di eternità?
È una bella domanda! Non lo so se abbia proprio senso
parlare di eternità. Io credo che assolutamente non ce
l'abbia. Sai perché rido? Perché sto pensando a noi, a noi
tutti: ci piacerebbe un sacco essere eterni, ma parlare di
eternità nella fisica non ha senso, perché non esiste il
concetto di infinito. Non esistendo il concetto di infinito,
niente può avere infinita riserva per esistere eternamente.
Tutto si consuma. Si può consumare molto lentamente, si può
consumare in un tempo lunghissimo, ma deve trasformarsi. Non
esiste per il momento niente, nemmeno il protone - il
protone vive come tale per un tempo lunghissimo, cioè mille
volte un miliardo di miliardi di miliardi di miliardi di
anni, un tempo lunghissimo - che "vive" in eterno. Quindi il
concetto di eternità non appartiene alla fisica, perché
niente è infinito, niente ha capacità infinita.
Domanda: Si arriverà mai a una teoria unificata
dell'universo, oppure avremo descrizioni sempre più vicine
alla realtà, ma comunque approssimative?
Allora, distinguiamo due aspetti. Noi abbiamo una teoria
unificata dell'universo. Anzi, la cosmologia è la teoria
unificata dell'universo. È una cosa di grande arroganza, se
uno ci pensa, dell'uomo, il quale vuole descrivere
addirittura l'universo nel suo insieme. In realtà è molto
più facile descrivere l'universo nel suo insieme, che non
descriverlo come la somma delle sue parti, ognuna delle
quali deve essere bene interpretata. È più facile descrivere
un fiume - pensa ai poeti, che descrivono il fiume -
piuttosto che descriverlo - descriverlo quindi da poeta,
dall'esterno, guardandolo, raccontandolo nel suo insieme -
piuttosto che descriverlo andando a raccontare ciascuna
molecola d'acqua come si comporta, eccetera, eccetera.
Quindi noi abbiamo una struttura unificata. Il vero problema
è che Tu poni la domanda se noi a un certo momento
arriveremo alla verità. Questo non ha niente a che vedere
con la cosmologia. Ha a che vedere con le scienze. Le
scienze non arrivano alla verità, perché noi non sappiamo
quale è la verità. Noi se mai procediamo sapendo qual'è la
falsità, cioè procediamo per falsificazione. Noi facciamo
una teoria, la sottoponiamo al giudizio dell'esperimento o
dell'osservazione. Sai, l'esperimento è una cosa, è
l'osservazione di un fenomeno naturale, che Tu fai in un
laboratorio, e quindi provocato dall'uomo: prendo questo
libro, lo faccio cadere a terra e faccio delle misure. Lo
risollevo, lo faccio ricadere a terra per fare un altro
esperimento e poi lo risollevo e così avanti. Quando voglio
studiare l'esplosione di una stella, non posso premere il
bottone e farla esplodere, devo aspettare che questo accada
e quindi l'osservazione astronomica è di nuovo
un'osservazione di un fenomeno naturale, ma non provocato
dall'uomo. Bene, questi sono i fondamenti del modello. La
mia costruzione, la mia verifica del modello per il tramite
delle osservazioni o degli esperimenti e poi la previsione.
Prendo il modello, lo faccio girare e poi dico: "Ah, ma
allora dovrebbe succedere anche questo!", e vado a
controllare. Se quello che il modello prevede succede
davvero, dico: "Bene, bene". Se invece non succede, dico:
"Male, male" e il modello non funziona. Lo metto da parte e
cerco di capire quali sono le ragioni per cui non funziona e
costruisco un nuovo modello. Il nuovo modello però non è
necessariamente la verità, ovviamente. Ma è semplicemente
una migliore approssimazione delle cose, che, tra l'altro,
dovrà incorporare il vecchio modello. Tu dirai: "Ma perché,
se è sbagliato?". Sì, è sbagliato relativamente a quella
previsione, ma funzionava relativamente alle motivazioni per
le quale era nato. Dunque nel regime di funzionamento
originale, il nuovo modello deve contenere il vecchio.
Cerchiamo di spiegarci. La relatività generale di Einstein
non uccide la dinamica di Newton, semplicemente la
sostituisce, quando abbiamo a che vedere con velocità non
piccole, bensì prossime a quelle della luce. Allora, come Tu
vedi, noi abbiamo una fisica, una descrizione del mondo
fisico, che poi è anche descrizione dell'universo, la quale
procede per amplificazione e correzione di un modello, che
è, se vogliamo, sempre meglio, ma come il concetto di
infinito che si diceva prima: l'infinito numerico è quel
qualche cosa che è più grande di qualunque numero. Bene, la
verità è quel qualche cosa che è sempre più lontano di
qualunque modello Tu riesca a fare del cosmo.
Domanda: Noi sappiamo che tra galassia e galassia c'è
il vuoto. Ma da cosa è costituito questo vuoto?
Questa è un'altra bellissima domanda! Punto primo, quando
io avevo più o meno la Tua età, mi fu detto che tra galassia
e galassia c'era il vuoto. Adesso a questa domanda, io non
risponderei, parlo da astrofisico e non da fisico, non
risponderei che c'è il vuoto. Tra le galassie non c'è
affatto il vuoto. Tra le galassie c'è un mondo, un intero
mondo che è fatto di quelle interazioni che esistono tra le
galassie. Tu non devi pensare alle galassie come a
universi-isola, come diceva Kant. Non lo sono per niente. Le
galassie sono sistemi di stelle vivi che interagiscono tra
di loro. Pensa - non lo so se Tu hai la patente -, ma pensa
alle automobili. Le automobili sono entità, ognuno di noi ha
la propria automobile, però qualche volta le nostre
automobili si fondono un pochino. Magari solo di lato,
magari frontalmente, abbiamo delle interazioni. Allora
descrivere l'automobile come un ente ha senso soltanto nei
cataloghi delle automobili. Ma, quando le automobili vanno
su strada, diventano parte di un sistema e possono
continuare a vivere per conto loro, oppure ogni tanto
sfregarsi un pochino, scontrarsi, addirittura distruggersi.
Lo stesso fanno le galassie. Quando questo accade, accade
una cosa importante, che una parte delle stelle viene
sparpagliata tra le galassie. Quindi tra le galassie esiste
della materia Naturalmente ne esiste poca. E sto parlando di
materia luminosa. Poi negli ultimi, diciamo trent'anni, si è
scoperto che le galassie luminose, cioè l'immagine della
galassia che Tu conosci - prendi la galassia di Andromeda,
forse l'avrai vista in qualche libro questa bella immagine
luminosa -, in realtà non chiude i suoi contorni in quello
che è il contenuto di materia della galassia. Cioè una
galassia ha qualche cosa attorno a sé che però non è
luminoso. Uno potrebbe dire: che cosa strana che è questa.
Ma anche le città hanno qualche cosa di simile. Le periferie
buie delle città sono sempre città, anche se dall'aereo non
si vedono. Allora, l'immagine luminosa di una galassia non
rappresenta l'integralità, l'insieme di tutta la materia
presente nella galassia. E una parte, forse anche molto
importante di materia, si trova all'esterno e quindi si
trova, non dico tra le galassie, ma comunque non nelle
galassie. Ma questo è il secondo aspetto, un aspetto non
trascurabile, su cui eventualmente possiamo anche ritornare,
perché è una cosa davvero estremamente curiosa, che noi
abbiamo descritto l'universo, forse raccontando la storia
dell'un per cento della sua materia. Come se volessimo
raccontare la storia dell'uomo raccontando la storia dell'un
per cento dell'umanità, che è poi quello che facciamo
effettivamente: noi raccontiamo la storia dei generali, dei
ricchi e degli intelligenti. La storia del popolo la
raccontiamo raramente. Ma c'è un altro aspetto del vuoto:
comunque sia esiste del vuoto, quel vuoto che Aristotele non
voleva. E neanche i fisici lo vogliono. il vuoto non è
vuoto. Il vuoto in realtà è un brodo quantistico che
contiene l'energia e questa energia anzi può essere liberata
e può servire all'universo per fare una crescita
rapidissima, quella crescita rapidissima che consente a noi
oggi di dire che viviamo in un universo; noi lo definiamo
piatto, euclideo. Siccome l'universo poteva scegliere
tantissimi altri modi per esistere, il fisico si domanda:
"Perché ha scelto proprio questo?". Non l'ha scelto. Ha
scelto uno qualunque, però, a seguito del vuoto, che ha dato
una grossa botta iniziale al cosmo, il cosmo si è
necessariamente evoluto in un cosmo piatto, in un cosmo
euclideo. Quindi, come vedi, il vuoto non è vuoto, perché ci
sono delle stelle perdute, smarrite, non è vuoto perché c'è
la materia oscura - noi la chiamiamo così -, che forse è
materia esotica, forse sono delle particelle strane, e poi,
comunque, il vuoto non è vuoto perché i fisici teorici ci
dicono che è un brodo quantistico.
Domanda: Quali sono i fattori che potrebbero
determinare la fine dell'universo?
C'è un fattore che è sicuramente in agguato, plausibile.
Allora Tu sai che l'universo, così come noi crediamo oggi,
ma abbiamo sempre creduto che fosse successo davvero questo,
ha cominciato la sua carriera con un grande botto. Era
estremamente caldo, estremamente denso, ha cominciato a
espandersi dentro se stesso e questa espansione mano mano ha
subito un rallentamento. Perché? Perché questa espansione è
semplicemente un grande calcio iniziale dato all'universo,
una pedata incredibile. L'universo ha cominciato a
espandersi. Ma l'universo è fatto di materia, cioè è fatto
di qualche cosa che autogravita, cioè che chiede a se stessa
di ricollassare. La forza di gravità porterebbe l'universo a
ricollassare su se stesso. Perché non ricollassa? Se io
lancio questo libro verso l'alto, cioè do una pedata a
questo libro, il libro sale fino a un certo punto e poi
ricasca. La forza di gravità tra il libro e la terra lo fa
ricadere. Se io fossi molto più robusto di come sono, lo
lancerei così violentemente che il libro riuscirebbe a
vincere l'attrazione gravitazionale e fuggirebbe nello
spazio-vuoto e avremmo la separazione eterna tra libro e
terra. L'universo, quando è stato lanciato, ha subito questo
richiamo, che ne rallenta il moto, così come il libro,
salendo verso alto, comunque si, sempre rallenta, però se la
botta iniziale rispetto al richiamo è stata robustissima,
l'universo si espanderà per sempre, se la botta iniziale
invece è stata meno robusta, l'universo farà come il libro
lanciato da me, arriverà a una certa altezza e poi tornerà a
collassare. Da che cosa dipende questo? Dipende dalla
violenza della botta e da quanto è forte il richiamo. Per
esempio, se io questo libro lo lanciassi stando su un
asteroide, farei la figura di superman, perché riuscirei a
mandarlo via. Se io fossi superman e lo lanciassi dalla
superficie di Giove avrei delle difficoltà, peggio ancora
se lo lanciassi dalla superficie di una stella. Dunque
dipende da quanta forza ci metto e da quanto richiamo c'è.
Il richiamo dipende dalla densità di materia, quindi dipende
dalla densità del cosmo qui e oggi. Allora andiamo a vedere
che cosa effettivamente fa il nostro universo, quello nel
quale noi siamo. Noi stiamo cercando da un sacco di tempo di
capire se l'universo arriva a una certa altezza e poi ricade
su se stesso, cioè se l'universo si espande fino a un certo
punto e poi inizia a contrarsi, oppure se l'universo si
espanderà per sempre. Allora Ti tranquillizzo. Noi siamo in
una fase ancora espansiva, quindi abbiamo ancora un sacco di
tempo. Sono passati quindici miliardi di anni e comunque sia
non siamo ancora arrivati in quota per la quale si possa
parlare di un grande collasso. In ogni modo le misure che
noi abbiamo oggi, indicano che l'universo si espanderà per
sempre. Cioè l'universo è troppo leggero per riuscire a
richiamare se stesso. A causa della botta iniziale che ha
preso, continuerà ad espandersi per sempre. Allora uno dice:
"Va bene, allora il destino dell'universo è quello di
espandersi per sempre". Sì. "Quindi non succederà niente,
esisterà per sempre?". Sì, esisterà per sempre, forse, ma
non nel modo in cui noi lo conosciamo. Evolverà. Le
galassie, per esempio, quelle più grosse, mangeranno le più
piccole, e diventeranno degli enormi agglomerati di materia.
Le stelle moriranno e mano mano che muoiono, e le stelle
grosse, quando muoiono, muoiono da gran signore. Esplodono,
restituiscono quello che hanno preso e l'ambiente può
riciclare queste cose. Le stelle piccole invece muoiono in
grande avarizia. Quando muoiono, si seccano per così dire, e
restano lì, diventano delle nane nere e quindi sono
sottratte alla possibilità di un riciclaggio. Quindi delle
galassie diverse dalle attuali, non delle galassie piene di
stelle luminose, ma delle galassie piene di cadaveri.
Inoltre la materia comincerà a cambiare. Avremo forse a un
certo momento dei decadimenti di particelle elementari, di
barioni, sui quali ancora non sappiamo un gran che. Quindi
l'universo davvero cambierà, anche ove fosse vero quello che
noi crediamo oggi, cioè che l'espansione sia per sempre.
Domanda: Avendo considerato l'universo come un
qualcosa di finito, possiamo immaginare che esista qualcosa
all'infuori di esso?
L'immaginazione è una di quelle cose che ancora non è
soggetta a punizione, per cui lo puoi immaginare, però se lo
fai non sei uno scienziato. Sei un filosofo, sei un poeta,
sei un artista, ma non sei uno scienziato, perché lo
scienziato, il fisico, ha il diritto di immaginare solo cose
che poi sono assoggettabili ad esperimento. Questo lo dice
Galileo, e noi ci crediamo fortemente, perché, se no,
cadiamo nell'arbitrio. Allora Ti dico: secondo me in quella
parte dell'universo che io non riesco a vedere, che è al di
fuori, c'è il paradiso di Allah, una cosa anche molto
interessante, devo dire, perché è fatto di giardini, di
belle ragazze. Contestamelo. Non lo puoi fare. Perché?
Perché per contestarmelo dovresti portarmi la prova che non
è vero, ma questa prova non è conseguibile perché non puoi
farci l'esperimento sopra. Dunque, al di là del paradiso di
Allah, che io mi auguro ci sia, noi dobbiamo concludere che
ciò che è al di fuori dell'universo è al di fuori della
fisica. Quindi l'universo deve contenere se stesso, non deve
esistere un confine. Ti ricordi il filosofo greco che dice:
io vado al confine dell'universo, prendo una lancia, la tiro
e questa supera i confini dell'universo, e cade fuori
dall'universo. Ma, se cade fuori dall'universo, è la mia
lancia, dunque quello è universo. Allora i confini
dell'universo non ci possono essere. Non ci devono essere.
Noi non possiamo porre dei confini, se non dei confini
operativi. Dentro sappiamo quello che succede, fuori non lo
sappiamo. Naturalmente Tu non puoi mai fermare la fantasia
del fisico teorico, il quale dice: "Sì, ma per continuità ti
posso raccontare quello che succede". Per esempio, a me
interessa moltissimo di sapere chi è stato a dare il grande
calcio, quello che ha fatto iniziare l'universo. Allora mi
potrebbe venire un'idea, un'idea curiosa. Prima si parlava
di vuoto quantistico. Vuoto quantistico è questa situazione
nella quale le particelle si possono formare dal niente. Il
principio di determinazione Ti dice che se Tu fai una cosa,
ma la fai molto velocemente e poi la disfai nessuno se ne
accorge. Allora tanto più piccola è la cosa, tanto più la
puoi tenere a lungo, tanto nessuno la nota. Se invece fai
una cosa di grande consistenza, la devi tenere un tempo
molto breve. Il prodotto tra il tempo e l'importanza della
cosa che fai non deve eccedere un certo limite. Questo è il
principio di determinazione. Sulla base di questo principio
Ti puoi costruire un modello di universo che nasce, dicendo:
"L'universo nasce per un tempo molto lungo, perché ha un
contenuto di energia nullo". Allora io ho fabbricato una
cosa che non vale niente, di conseguenza la posso tenere per
un tempo molto lungo. Tu dirai: "Ah, sì, sì! L'universo non
vale nulla!". Pensiamo a questo studio, a queste belle
statue che abbiamo attorno a noi, a noi stessi, al fatto che
a casa abbiamo il cane e via discorrendo. È mai possibile
che tutto questo non valga nulla? È la somma di ciò che c'è
nel cosmo, incluso il vuoto di cui si parlava, che fa zero o
che potrebbe fare zero. Ecco allora che io mi posso
immaginare la nascita dell'universo come una bolla
quantistica, come un qualche cosa che è nato dal niente. È
una bella cosa, ci si può discutere sopra. Però esperimenti
non se ne possono fare per definizione, per cui resta in
quel limbo, tra la fisica e la speculazione metafisica, che
oggi va anche di moda, tutto sommato, ma che probabilmente
avrà vita breve, mentre invece ciò che ha vita lunga è ciò
che si poggia sull'esperimento. Non significa che gli
esperimenti siano tutti giusti, per carità di Dio! Ci sono
degli errori anche negli esperimenti, purtroppo o
fortunatamente. Pensa se sapessimo già tutto, il mestiere
del fisico non si potrebbe più fare. Però, senza
l'esperimento, noi non facciamo fisica. Senza la fisica noi
costruiamo modelli arbitrari, che vanno contro un meccanismo
che negli ultimi quattrocento anni ha fatto funzionare le
cose in modo straordinario. Non Ti dimenticare che noi,
negli ultimi quattrocento anni, soprattutto in questo ultimo
secolo, soprattutto in questi ultimi dieci anni, ma
soprattutto tra ieri e oggi, abbiamo fatto progressi
inauditi. Ho detto questo per indicare che stiamo crescendo
in modo esponenziale, applicando il metodo galileiano.
Domanda: Visto che nella fisica moderna si tende a
smaterializzare gli oggetti e a dare una maggiore importanza
all'energia, volevo chiederLe che fine farà la materia e
quale sarà la sua importanza rispetto all'energia.
Ma la materia è ovviamente una forma di energia, ma è una
forma di energia affatto particolare, affatto speciale. Io
non so a che cosa Ti riferisci quando dici: "Che fine farà",
se intendi dire: "Che cosa succederà nella storia del cosmo
alla materia".
Domanda: Quale sarà il ruolo della materia nella
storia evolutiva dell'universo?
Mi dispiace contraddirti, ma andiamo giusto in direzione
opposta, perché l'universo è nato dominato dall'energia.
All'inizio quello che contava, quello che determinava la
storia del cosmo nei famosi tre primi minuti, era l'energia,
ma lei, poveretta, non ci poteva fare nulla. Quello che
succede è che, mano mano che l'universo si espande, la
materia, che è in qualche modo una forma di energia
specializzata a temperature più basse, prendeva il
sopravvento. C'è stato un momento in cui materia e energia,
che continuavano a scambiarsi, hanno smesso di interagire
tra di loro. È stato un istante particolare, questo
disaccoppiamento tra materia e radiazione ha avuto delle
conseguenze importantissime. Per esempio è la causa di quel
fondo cosmico di microonde che per noi è così importante,
che recentemente un gruppo italiano in Antartide ha studiato
con un enorme successo. Insomma, mano mano che l'universo si
espande, chi guadagna sull'altro è la materia. Oggi
l'universo non si descrive più per il suo contenuto di
energia, ma per il suo contenuto di materia. Oggi le
strutture che contano nel cosmo, sono le galassie, gli
ammassi di galassie e superammassi. Tu potresti dire che
questa interazione tra materia e radiazione non è vero che
sia finita. Per esempio tutti i riflettori che abbiamo in
questa stanza dimostrano, il fatto che noi siamo illuminati,
che esiste un'interazione tra materia ed energia, ma è
un'interazione minima, è un'interazione ridicola,
accidentale, minuscola, non è lo scambio continuo,
l'esistenza insieme di due componenti. Forse conviene che
chiariamo questo, per capire perché ad uno a un certo punto
l'energia, sotto forma di radiazione, ha dovuto cedere il
passo alla materia. Dice Einstein che "E" è uguale a "mc"
quadro (E = mc²), l'energia è uguale, in termini di valore,
alla massa di un corpo, alla massa-riposo di un corpo,
moltiplicata per la sua velocità della luce al quadrato. Se
poi il corpo si muove la sua energia aumenta e quindi
aumenta la sua massa. Che cosa vuol dire? Vuol dire che per
esempio questa cravatta ha un certo valore di energia? Se Tu
pesi questa cravatta e moltiplichi il suo peso per la
velocità della luce, Ti viene fuori una cosa spaventosa, e
Ti accorgi di portare al collo una quantità di energia da
fare paura. Uno se la leva subito la cravatta. Dice: "Per
carità, lasciamola lì!". Se poi pesi una scarpa, che pesa di
più, è ancora peggio. Uno si spoglia subito di tutto. Non è
vero però che questa cravatta è tanta energia. Questa
cravatta equivale a tanta energia. Ma io non sono capace di
mettere questa cravatta nel serbatoio del motore della mia
automobile e utilizzare l'energia di questa cravatta per far
andare la mia automobile, perché non conosco una macchina
capace di trasformare l'energia contenuta in questa
cravatta, in energia vera e propria, se non eventualmente il
buco nero, il quale si arrabatta e qualche cosa riesce a
fare. Noi di solito estraiamo dalla materia una quantità di
energia molto piccola. È una equivalenza tra materia ed
energia. Io qualche volta spiego questo, parlando di
equivalenza tra denaro e salame. Non so se avete notato che
il salame e il denaro sono equivalenti. Provate a andare dal
salumiere a comperare un etto di salame, e Voi vedrete che
lui vi darà un etto di salame in cambio, diciamo, di mille
lire. Sono equivalenti. Ma nessuno di Voi metterebbe mille
lire in un panino e nessuno di Voi metterebbe delle fette di
salame nel portafoglio. Quindi non sono la stessa cosa, ma
sono convertibili l'uno nell'altro, a condizione che ci sia
un salumiere disposto a fare questa operazione. Però, se
dieci fette di salame costano mille lire, quanto costa una
fetta di salame? Dice: "Siamo in un liceo classico, domanda
difficile". No. Costa cento lire. Se Voi avete cinquanta
lire e andate dal salumiere, quante fette di salame Vi dà.
Mezza. Ma il salumiere non è disposto a darVi mezza fetta di
salame. Vi dà solo salame in forma di fetta: o una fetta, o
due fette, o tre fette. Allora, se Voi avete un milione Vi
comperate tanto di quel salame da farVi ricoprire la faccia
di foruncoli, se avete diecimila lire Vi comperate un chilo
di salame, se ne avete mille dieci fette, se ne avete cento
una fetta, se ne avete novanta il salame e il denaro restano
equivalenti, ma non sono scambiabili. Ecco allora che,
arrivati a questo punto, salame e denaro si sono
disaccoppiati. L'universo mano mano è andato giù, per così
dire, come il valore del denaro, c'è stata un'inflazione -
tra l'altro si parla proprio di inflazione -, è
un'inflazione: il denaro vale sempre meno e allora a un
certo momento il salumiere non ha più dato fette di salame.
Il salame ha continuato per la sua strada, il denaro ha
continuato per la sua strada, il danaro è diventato il fondo
di microonde e il salame è diventato stelle, galassie,
superammassi di galassie, il cosmo come lo conosciamo.
Quindi la materia sta prendendo il sopravvento, non
l'energia.
Domanda: Cosa ne pensa di un approccio
interdisciplinare allo studio dei fenomeni della fisica e di
una riflessione critica sui fondamenti della scienza?
Io penso che sia assolutamente fondamentale. Penso che
sia assolutamente fondamentale sia per la scienza che per
l'uomo. Cercherò di spiegarmi meglio. Un approccio
interdisciplinare che consideri tutti gli aspetti, inclusa,
per esempio, la storia della scienza, ci serve per evitare
di commettere errori, o, per lo meno, per ridurre la
quantità degli errori e la portata degli errori, per tenere
sempre sotto controllo le ipotesi, per tenere sotto
controllo i condizionamenti. Ma ci serve anche per evitare
che la scienza prenda il sopravvento sull'uomo. La scienza
non è qualche cosa al di fuori dell'uomo. È qualche cosa al
di dentro dell'uomo. È qualche cosa che l'uomo fabbrica. Non
confondiamo la scienza con la natura. La natura è al di
fuori dell'uomo. O meglio: noi siamo nella natura, siamo
parte della natura, ma la scienza è dentro di noi. Non può e
non deve prendere il sopravvento. Sarebbe orribile che una
interpretazione sbagliata della scienza ci portasse ad
essere schiavi del nostro stesso prodotto. Credo che per
evitare questo noi dobbiamo conservare la nostra umanità. E
io non sono convinto - per questo sono lieto di essere in un
liceo classico -, non sono convinto che l'uomo si possa
nutrire di sola conoscenza. Si deve nutrire anche di virtù,
diceva il padre Dante. E la virtù è qualche cosa che è fatta
di radici, che è fatta di appartenenza, di ricordo; la
cultura come ricordo, non solo la cultura come conoscenza,
non solo la cultura come tensione verso il futuro, ma come
ricordo del passato, come mediazione tra il momento presente
e tutti i momenti passati. È fatta di integrazione, di
integrazione tra i modi. Noi, per esempio, facciamo scienza
alla Galileo Galilei. Io ritengo che non ci sia niente di
meglio sul mercato in questo momento. Ma è l'unica scienza,
siamo davvero sicuri che gli altri approcci siano da buttare
via? Siamo davvero sicuri che la nostra civiltà occidentale
abbia esaurito tutte le possibilità dell'uomo per esplorare,
sondare, valutare, sfruttare la natura? E poi questo termine
di sfruttare la natura non mi piace per niente. La natura
non va sfruttata. perché è la nostra madre. I Pellerossa
d'America, grandi poeti delle praterie, cacciavano il
bufalo, ma non coltivavano per non mettere l'aratro nella
pancia della madre, nella terra. Se volete questo gli è
costato l'estinzione. La cavalleria americana, che invece
non andava tanto per il sottile, li ha fatti fuori tutti. Ma
io credo che vincere queste guerre, quelle della cavalleria
americana, non sia nel futuro della nostra specie, non sia
auspicabile come futuro della nostra specie, perché al
futuro della nostra specie io auspico un ritorno anche alla
poesia, un ritorno a un rapporto con la natura di tipo
diverso, di tipo alternativo a quello di oggi. Per fare
questo è necessario che la scienza ritorni ad esaminare i
propri fondamenti ritorni, ad esaminare il proprio ruolo;
che la scienza sia in rapporto con la gente, sia fatta
conoscere. Pensa alla scienza dell'antichità, che era fatta
di conoscenza e di mitologia, per esempio, di conoscenza e
di fantasia, di conoscenza e di superstizione. Tutte cose
estremamente naturali. Noi oggi ce le abbiamo tutte queste
cose, ma le mascheriamo, ce ne vergogniamo. Vale la pena di
riconsegnarle queste cose; ricorderete la lettera di
Machiavelli quando era in montagna, in esilio, a Francesco
Vettori, quando dice: "Mi svesto degli abiti da contadino,
da giocatore di carte e vado a vestirmi di quelli che sono
soltanto miei e a pascermi di quel cibo, che so lume mio e
che io nacqui per lui", mi par di ricordare. Cioè ritorno
uomo, dopo essere stato operaio, dopo essere stato manovale,
dopo essere stato dottore, rivesto i miei abiti umani dopo
il lavoro e allora riacquisisco la mia dignità di uomo.
Bene, questo deve essere vero per ognuno di noi, deve essere
vero anche per lo scienziato. Lo scienziato non deve essere
esclusivamente un tecnico del sapere, ma, se vuole essere un
buono scienziato, un buon cittadino e un buon servitore
della nostra specie, deve anche ripensare a tutti gli altri
aspetti del sapee.