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Infinito - Domande 01 - Domande 02 - Infinito Potenziale - Matematica Contemporanea

 

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                 L'INFINITO - Domande   (parte2)

 

Nell'analisi del mondo fisico e matematico ci si imbatte immediatamente nell'infinito. A partire già dalle più semplici relazioni matematiche e meccaniche, come le aree delle figure curve e il moto accelerato di un corpo, si deve necessariamente introdurre quella particolare forma di calcolo che è detta calcolo infinitesimale. Il mondo matematico e fisico appare sospeso tra l'infinitamente piccolo e l'infinitamente grande. Opera con queste dimensioni in ogni istante. Ma una nuova dimensione, più comprensiva, più filosofica, si ha quando usiamo il concetto di infinito per cercare di capire meglio l'universo cosmico. L'universo è finito, l'universo è infinito. Questa contraddizione, secondo Kant, era un tipico esempio di paradosso che la filosofia non può risolvere. Ma le affermazioni di Kant presuppongono che il concetto di tempo sia precedente all'universo. E invece il problema è proprio questo. Se ci spostiamo dal piano dell'infinito a quello dell'eternità, ha senso parlare di tempo quando parliamo della nascita e della fine dell'universo? Il tempo è nato con l'universo o esisteva prima di esso?

Domanda: L'universo è infinito o finito? E, posto che sia finito, come possiamo immaginare un suo "paesaggio"?

L'universo è sicuramente finito, in questo senso: che essendo nato nel tempo - noi crediamo che l'universo sia nato dal grande scoppio, dal big bang, circa quindici miliardi di anni fa - per noi non può avere una dimensione superiore a quella che in quindici miliardi di anni percorre chi cammina più veloce di tutti, cioè la luce. Quindi il nostro universo ha un orizzonte pratico per noi che è l'orizzonte dell'età dell'universo stesso. Non esiste in questo momento nulla di sperimentabile che stia al di fuori, anche se noi, aspettando un po' di tempo, vedremo un po' di più.

Domanda: Nell'astrofisica moderna ci serve parlare del concetto di infinito?

Ci serve perché il concetto di infinito appartiene non tanto all'astrofisica moderna, quanto alla fisica in generale. E naturalmente è un concetto che in fisica haun significato operativo e viene dalla matematica. Noi abbiamo, non tanto cose che vanno all'infinito nel tempo e nello spazio - il reciproco dell'infinito è lo zero -, quanto cose che si avvicinano a queste. Per esempio la velocità della luce. La velocità della luce non è infinita. È 300.000 chilometri al secondo nel vuoto, però è come se fosse infinita perché per raggiungerla ci vuole un'energia infinita. Ecco allora che un concetto come quello della velocità, che ha a che vedere con il finito, ci porta invece a immaginare qualche cosa che deve essere necessariamente infinito. Ma, siccome nel mondo fisico - e l'astrofisica si occupa del mondo fisico - l'infinito non c'è, ecco che noi non possiamo superare la velocità della luce, perché, per superarla, avremmo bisogno di arrivare all'infinito con l'energia.

Domanda: Abbiamo letto che l'infinito si contrappone al finito. Quindi, parlando dell'infinito fisicamente, è possibile definirlo positivamente, cioè come un qualcosa che esiste nella realtà esistente?

No, l'infinito non credo che abbia la possibilità di essere definito come una realtà esistente, anche perché, l'ho detto, è un concetto matematico. È un limite. In fondo Tu in matematica come lo definisci l'infinito? Come quel qualche cosa che è più grande di qualunque cosa Tu riesca a pensare. Allora uno può pensare che l'infinito sia qualcosa. Ma in realtà se Tu ti metti a pensarci davvero, Ti accorgi che non ha una natura tangibile. Io penso a un numero molto grande, per esempio. L'infinito è più grande numericamente. Allora posso pensare a un numero più grande ancora. Ma l'infinito è ancora più grande. Quindi esiste in quanto limite di qualche cosa, ma un limite che non è raggiungibile. Ripeto: questa è matematica. È vero che dice Galileo Galilei che la natura è iscritta nel linguaggio della matematica. Però, attenzione, nella natura noi dobbiamo distinguere tra ciò che è formale, il nostro modello mentale, e ciò che è reale. Allora io in questo momento non sarei in grado di citare nel mondo fisico nulla che abbia davvero un connotato di infinito. Nemmeno l'universo poverino, perché è nato quindici miliardi di anni fa.

Domanda: Ha senso, nell'ambito  della fisica, parlare di eternità?

È una bella domanda! Non lo so se abbia proprio senso parlare di eternità. Io credo che assolutamente non ce l'abbia. Sai perché rido? Perché sto pensando a noi, a noi tutti: ci piacerebbe un sacco essere eterni, ma parlare di eternità nella fisica non ha senso, perché non esiste il concetto di infinito. Non esistendo il concetto di infinito, niente può avere infinita riserva per esistere eternamente. Tutto si consuma. Si può consumare molto lentamente, si può consumare in un tempo lunghissimo, ma deve trasformarsi. Non esiste per il momento niente, nemmeno il protone - il protone vive come tale per un tempo lunghissimo, cioè mille volte un miliardo di miliardi di miliardi di miliardi di anni, un tempo lunghissimo - che "vive" in eterno. Quindi il concetto di eternità non appartiene alla fisica, perché niente è infinito, niente ha capacità infinita.

Domanda: Si arriverà mai a una teoria unificata dell'universo, oppure avremo descrizioni sempre più vicine alla realtà, ma comunque approssimative?

Allora, distinguiamo due aspetti. Noi abbiamo una teoria unificata dell'universo. Anzi, la cosmologia è la teoria unificata dell'universo. È una cosa di grande arroganza, se uno ci pensa, dell'uomo, il quale vuole descrivere addirittura l'universo nel suo insieme. In realtà è molto più facile descrivere l'universo nel suo insieme, che non descriverlo come la somma delle sue parti, ognuna delle quali deve essere bene interpretata. È più facile descrivere un fiume - pensa ai poeti, che descrivono il fiume - piuttosto che descriverlo - descriverlo quindi da poeta, dall'esterno, guardandolo, raccontandolo nel suo insieme - piuttosto che descriverlo andando a raccontare ciascuna molecola d'acqua come si comporta, eccetera, eccetera. Quindi noi abbiamo una struttura unificata. Il vero problema è che Tu poni la domanda se noi a un certo momento arriveremo alla verità. Questo non ha niente a che vedere con la cosmologia. Ha a che vedere con le scienze. Le scienze non arrivano alla verità, perché noi non sappiamo quale è la verità. Noi se mai procediamo sapendo qual'è la falsità, cioè procediamo per falsificazione. Noi facciamo una teoria, la sottoponiamo al giudizio dell'esperimento o dell'osservazione. Sai, l'esperimento è una cosa, è l'osservazione di un fenomeno naturale, che Tu fai in un laboratorio, e quindi provocato dall'uomo: prendo questo libro, lo faccio cadere a terra e faccio delle misure. Lo risollevo, lo faccio ricadere a terra per fare un altro esperimento e poi lo risollevo e così avanti. Quando voglio studiare l'esplosione di una stella, non posso premere il bottone e farla esplodere, devo aspettare che questo accada e quindi l'osservazione astronomica è di nuovo un'osservazione di un fenomeno naturale, ma non provocato dall'uomo. Bene, questi sono i fondamenti del modello. La mia costruzione, la mia verifica del modello per il tramite delle osservazioni o degli esperimenti e poi la previsione. Prendo il modello, lo faccio girare e poi dico: "Ah, ma allora dovrebbe succedere anche questo!", e vado a controllare. Se quello che il modello prevede succede davvero, dico: "Bene, bene". Se invece non succede, dico: "Male, male" e il modello non funziona. Lo metto da parte e cerco di capire quali sono le ragioni per cui non funziona e costruisco un nuovo modello. Il nuovo modello però non è necessariamente la verità, ovviamente. Ma è semplicemente una migliore approssimazione delle cose, che, tra l'altro, dovrà incorporare il vecchio modello. Tu dirai: "Ma perché, se è sbagliato?". Sì, è sbagliato relativamente a quella previsione, ma funzionava relativamente alle motivazioni per le quale era nato. Dunque nel regime di funzionamento originale, il nuovo modello deve contenere il vecchio. Cerchiamo di spiegarci. La relatività generale di Einstein non uccide la dinamica di Newton, semplicemente la sostituisce, quando abbiamo a che vedere con velocità non piccole, bensì prossime a quelle della luce. Allora, come Tu vedi, noi abbiamo una fisica, una descrizione del mondo fisico, che poi è anche descrizione dell'universo, la quale procede per amplificazione e correzione di un modello, che è, se vogliamo, sempre meglio, ma come il concetto di infinito che si diceva prima: l'infinito numerico è quel qualche cosa che è più grande di qualunque numero. Bene, la verità è quel qualche cosa che è sempre più lontano di qualunque modello Tu riesca a fare del cosmo.

Domanda: Noi sappiamo che tra galassia e galassia c'è il vuoto. Ma da cosa è costituito questo vuoto?

Questa è un'altra bellissima domanda! Punto primo, quando io avevo più o meno la Tua età, mi fu detto che tra galassia e galassia c'era il vuoto. Adesso a questa domanda, io non risponderei, parlo da astrofisico e non da fisico, non risponderei che c'è il vuoto. Tra le galassie non c'è affatto il vuoto. Tra le galassie c'è un mondo, un intero mondo che è fatto di quelle interazioni che esistono tra le galassie. Tu non devi pensare alle galassie come a universi-isola, come diceva Kant. Non lo sono per niente. Le galassie sono sistemi di stelle vivi che interagiscono tra di loro. Pensa - non lo so se Tu hai la patente -, ma pensa alle automobili. Le automobili sono entità, ognuno di noi ha la propria automobile, però qualche volta le nostre automobili si fondono un pochino. Magari solo di lato, magari frontalmente, abbiamo delle interazioni. Allora descrivere l'automobile come un ente ha senso soltanto nei cataloghi delle automobili. Ma, quando le automobili vanno su strada, diventano parte di un sistema e possono continuare a vivere per conto loro, oppure ogni tanto sfregarsi un pochino, scontrarsi, addirittura distruggersi. Lo stesso fanno le galassie. Quando questo accade, accade una cosa importante, che una parte delle stelle viene sparpagliata tra le galassie. Quindi tra le galassie esiste della materia Naturalmente ne esiste poca. E sto parlando di materia luminosa. Poi negli ultimi, diciamo trent'anni, si è scoperto che le galassie luminose, cioè l'immagine della galassia che Tu conosci - prendi la galassia di Andromeda, forse l'avrai vista in qualche libro questa bella immagine luminosa -, in realtà non chiude i suoi contorni in quello che è il contenuto di materia della galassia. Cioè una galassia ha qualche cosa attorno a sé che però non è luminoso. Uno potrebbe dire: che cosa strana che è questa. Ma anche le città hanno qualche cosa di simile. Le periferie buie delle città sono sempre città, anche se dall'aereo non si vedono. Allora, l'immagine luminosa di una galassia non rappresenta l'integralità, l'insieme di tutta la materia presente nella galassia. E una parte, forse anche molto importante di materia, si trova all'esterno e quindi si trova, non dico tra le galassie, ma comunque non nelle galassie. Ma questo è il secondo aspetto, un aspetto non trascurabile, su cui eventualmente possiamo anche ritornare, perché è una cosa davvero estremamente curiosa, che noi abbiamo descritto l'universo, forse raccontando la storia dell'un per cento della sua materia. Come se volessimo raccontare la storia dell'uomo raccontando la storia dell'un per cento dell'umanità, che è poi quello che facciamo effettivamente: noi raccontiamo la storia dei generali, dei ricchi e degli intelligenti. La storia del popolo la raccontiamo raramente. Ma c'è un altro aspetto del vuoto: comunque sia esiste del vuoto, quel vuoto che Aristotele non voleva. E neanche i fisici lo vogliono. il vuoto non è vuoto. Il vuoto in realtà è un brodo quantistico che contiene l'energia e questa energia anzi può essere liberata e può servire all'universo per fare una crescita rapidissima, quella crescita rapidissima che consente a noi oggi di dire che viviamo in un universo; noi lo definiamo piatto, euclideo. Siccome l'universo poteva scegliere tantissimi altri modi per esistere, il fisico si domanda: "Perché ha scelto proprio questo?". Non l'ha scelto. Ha scelto uno qualunque, però, a seguito del vuoto, che ha dato una grossa botta iniziale al cosmo, il cosmo si è necessariamente evoluto in un cosmo piatto, in un cosmo euclideo. Quindi, come vedi, il vuoto non è vuoto, perché ci sono delle stelle perdute, smarrite, non è vuoto perché c'è la materia oscura - noi la chiamiamo così -, che forse è materia esotica, forse sono delle particelle strane, e poi, comunque, il vuoto non è vuoto perché i fisici teorici ci dicono che è un brodo quantistico.

Domanda: Quali sono i fattori che potrebbero determinare la fine dell'universo?

C'è un fattore che è sicuramente in agguato, plausibile. Allora Tu sai che l'universo, così come noi crediamo oggi, ma abbiamo sempre creduto che fosse successo davvero questo, ha cominciato la sua carriera con un grande botto. Era estremamente caldo, estremamente denso, ha cominciato a espandersi dentro se stesso e questa espansione mano mano ha subito un rallentamento. Perché? Perché questa espansione è semplicemente un grande calcio iniziale dato all'universo, una pedata incredibile. L'universo ha cominciato a espandersi. Ma l'universo è fatto di materia, cioè è fatto di qualche cosa che autogravita, cioè che chiede a se stessa di ricollassare. La forza di gravità porterebbe l'universo a ricollassare su se stesso. Perché non ricollassa? Se io lancio questo libro verso l'alto, cioè do una pedata a questo libro, il libro sale fino a un certo punto e poi ricasca. La forza di gravità tra il libro e la terra lo fa ricadere. Se io fossi molto più robusto di come sono, lo lancerei così violentemente che il libro riuscirebbe a vincere l'attrazione gravitazionale e fuggirebbe nello spazio-vuoto e avremmo la separazione eterna tra libro e terra. L'universo, quando è stato lanciato, ha subito questo richiamo, che ne rallenta il moto, così come il libro, salendo verso alto, comunque si, sempre rallenta, però se la botta iniziale rispetto al richiamo è stata robustissima, l'universo si espanderà per sempre, se la botta iniziale invece è stata meno robusta, l'universo farà come il libro lanciato da me, arriverà a una certa altezza e poi tornerà a collassare. Da che cosa dipende questo? Dipende dalla violenza della botta e da quanto è forte il richiamo. Per esempio, se io questo libro lo lanciassi stando su un asteroide, farei la figura di superman, perché riuscirei a mandarlo via. Se io fossi superman e lo lanciassi dalla superficie di Giove avrei delle difficoltà,  peggio ancora se lo lanciassi dalla superficie di una stella. Dunque dipende da quanta forza ci metto e da quanto richiamo c'è. Il richiamo dipende dalla densità di materia, quindi dipende dalla densità del cosmo qui e oggi. Allora andiamo a vedere che cosa effettivamente fa il nostro universo, quello nel quale noi siamo. Noi stiamo cercando da un sacco di tempo di capire se l'universo arriva a una certa altezza e poi ricade su se stesso, cioè se l'universo si espande fino a un certo punto e poi inizia a contrarsi, oppure se l'universo si espanderà per sempre. Allora Ti tranquillizzo. Noi siamo in una fase ancora espansiva, quindi abbiamo ancora un sacco di tempo. Sono passati quindici miliardi di anni e comunque sia non siamo ancora arrivati in quota per la quale si possa parlare di un grande collasso. In ogni modo le misure che noi abbiamo oggi, indicano che l'universo si espanderà per sempre. Cioè l'universo è troppo leggero per riuscire a richiamare se stesso. A causa della botta iniziale che ha preso, continuerà ad espandersi per sempre. Allora uno dice: "Va bene, allora il destino dell'universo è quello di espandersi per sempre". Sì. "Quindi non succederà niente, esisterà per sempre?". Sì, esisterà per sempre, forse, ma non nel modo in cui noi lo conosciamo. Evolverà. Le galassie, per esempio, quelle più grosse, mangeranno le più piccole, e diventeranno degli enormi agglomerati di materia. Le stelle moriranno e mano mano che muoiono, e le stelle grosse, quando muoiono, muoiono da gran signore. Esplodono, restituiscono quello che hanno preso e l'ambiente può riciclare queste cose. Le stelle piccole invece muoiono in grande avarizia. Quando muoiono, si seccano per così dire, e restano lì, diventano delle nane nere e quindi sono sottratte alla possibilità di un riciclaggio. Quindi delle galassie diverse dalle attuali, non delle galassie piene di stelle luminose, ma delle galassie piene di cadaveri. Inoltre la materia comincerà a cambiare. Avremo forse a un certo momento dei decadimenti di particelle elementari, di barioni, sui quali ancora non sappiamo un gran che. Quindi l'universo davvero cambierà, anche ove fosse vero quello che noi crediamo oggi, cioè che l'espansione sia per sempre.

Domanda: Avendo considerato l'universo come un qualcosa di finito, possiamo immaginare che esista qualcosa all'infuori di esso?

L'immaginazione è una di quelle cose che ancora non è soggetta a punizione, per cui lo puoi immaginare, però se lo fai non sei uno scienziato. Sei un filosofo, sei un poeta, sei un artista, ma non sei uno scienziato, perché lo scienziato, il fisico, ha il diritto di immaginare solo cose che poi sono assoggettabili ad esperimento. Questo lo dice Galileo, e noi ci crediamo fortemente, perché, se no, cadiamo nell'arbitrio. Allora Ti dico: secondo me in quella parte dell'universo che io non riesco a vedere, che è al di fuori, c'è il paradiso di Allah, una cosa anche molto interessante, devo dire, perché è fatto di giardini, di belle ragazze. Contestamelo. Non lo puoi fare. Perché? Perché per contestarmelo dovresti portarmi la prova che non è vero, ma questa prova non è conseguibile perché non puoi farci l'esperimento sopra. Dunque, al di là del paradiso di Allah, che io mi auguro ci sia, noi dobbiamo concludere che ciò che è al di fuori dell'universo è al di fuori della fisica. Quindi l'universo deve contenere se stesso, non deve esistere un confine. Ti ricordi il filosofo greco che dice: io vado al confine dell'universo, prendo una lancia, la tiro e questa supera i confini dell'universo, e cade fuori dall'universo. Ma, se cade fuori dall'universo, è la mia lancia, dunque quello è universo. Allora i confini dell'universo non ci possono essere. Non ci devono essere. Noi non possiamo porre dei confini, se non dei confini operativi. Dentro sappiamo quello che succede, fuori non lo sappiamo. Naturalmente Tu non puoi mai fermare la fantasia del fisico teorico, il quale dice: "Sì, ma per continuità ti posso raccontare quello che succede". Per esempio, a me interessa moltissimo di sapere chi è stato a dare il grande calcio, quello che ha fatto iniziare l'universo. Allora mi potrebbe venire un'idea, un'idea curiosa. Prima si parlava di vuoto quantistico. Vuoto quantistico è questa situazione nella quale le particelle si possono formare dal niente. Il principio di determinazione Ti dice che se Tu fai una cosa, ma la fai molto velocemente e poi la disfai nessuno se ne accorge. Allora tanto più piccola è la cosa, tanto più la puoi tenere a lungo, tanto nessuno la nota. Se invece fai una cosa di grande consistenza, la devi tenere un tempo molto breve. Il prodotto tra il tempo e l'importanza della cosa che fai non deve eccedere un certo limite. Questo è il principio di determinazione. Sulla base di questo principio Ti puoi costruire un modello di universo che nasce, dicendo: "L'universo nasce per un tempo molto lungo, perché ha un contenuto di energia nullo". Allora io ho fabbricato una cosa che non vale niente, di conseguenza la posso tenere per un tempo molto lungo. Tu dirai: "Ah, sì, sì! L'universo non vale nulla!". Pensiamo a questo studio, a queste belle statue che abbiamo attorno a noi, a noi stessi, al fatto che a casa abbiamo il cane e via discorrendo. È mai possibile che tutto questo non valga nulla? È la somma di ciò che c'è nel cosmo, incluso il vuoto di cui si parlava, che fa zero o che potrebbe fare zero. Ecco allora che io mi posso immaginare la nascita dell'universo come una bolla quantistica, come un qualche cosa che è nato dal niente. È una bella cosa, ci si può discutere sopra. Però esperimenti non se ne possono fare per definizione, per cui resta in quel limbo, tra la fisica e la speculazione metafisica, che oggi va anche di moda, tutto sommato, ma che probabilmente avrà vita breve, mentre invece ciò che ha vita lunga è ciò che si poggia sull'esperimento. Non significa che gli esperimenti siano tutti giusti, per carità di Dio! Ci sono degli errori anche negli esperimenti, purtroppo o fortunatamente. Pensa se sapessimo già tutto, il mestiere del fisico non si potrebbe più fare. Però, senza l'esperimento, noi non facciamo fisica. Senza la fisica noi costruiamo modelli arbitrari, che vanno contro un meccanismo che negli ultimi quattrocento anni ha fatto funzionare le cose in modo straordinario. Non Ti dimenticare che noi, negli ultimi quattrocento anni, soprattutto in questo ultimo secolo, soprattutto in questi ultimi dieci anni, ma soprattutto tra ieri e oggi, abbiamo fatto progressi inauditi. Ho detto questo per indicare che stiamo crescendo in modo esponenziale, applicando il metodo galileiano.

Domanda: Visto che nella fisica moderna si tende a smaterializzare gli oggetti e a dare una maggiore importanza all'energia, volevo chiederLe che fine farà la materia e quale sarà la sua importanza rispetto all'energia.

Ma la materia è ovviamente una forma di energia, ma è una forma di energia affatto particolare, affatto speciale. Io non so a che cosa Ti riferisci quando dici: "Che fine farà", se intendi dire: "Che cosa succederà nella storia del cosmo alla materia".

Domanda: Quale sarà il ruolo della materia nella storia evolutiva dell'universo?

Mi dispiace contraddirti, ma andiamo giusto in direzione opposta, perché l'universo è nato dominato dall'energia. All'inizio quello che contava, quello che determinava la storia del cosmo nei famosi tre primi minuti, era l'energia, ma lei, poveretta, non ci poteva fare nulla. Quello che succede è che, mano mano che l'universo si espande, la materia, che è in qualche modo una forma di energia specializzata a temperature più basse, prendeva il sopravvento. C'è stato un momento in cui materia e energia, che continuavano a scambiarsi, hanno smesso di interagire tra di loro. È stato un istante particolare, questo disaccoppiamento tra materia e radiazione ha avuto delle conseguenze importantissime. Per esempio è la causa di quel fondo cosmico di microonde che per noi è così importante, che recentemente un gruppo italiano in Antartide ha studiato con un enorme successo. Insomma, mano mano che l'universo si espande, chi guadagna sull'altro è la materia. Oggi l'universo non si descrive più per il suo contenuto di energia, ma per il suo contenuto di materia. Oggi le strutture che contano nel cosmo, sono le galassie, gli ammassi di galassie e superammassi. Tu potresti dire che questa interazione tra materia e radiazione non è vero che sia finita. Per esempio tutti i riflettori che abbiamo in questa stanza dimostrano, il fatto che noi siamo illuminati, che esiste un'interazione tra materia ed energia, ma è un'interazione minima, è un'interazione ridicola, accidentale, minuscola, non è lo scambio continuo, l'esistenza insieme di due componenti. Forse conviene che chiariamo questo, per capire perché ad uno a un certo punto l'energia, sotto forma di radiazione, ha dovuto cedere il passo alla materia. Dice Einstein che "E" è uguale a "mc" quadro (E = mc²), l'energia è uguale, in termini di valore, alla massa di un corpo, alla massa-riposo di un corpo, moltiplicata per la sua velocità della luce al quadrato. Se poi il corpo si muove la sua energia aumenta e quindi aumenta la sua massa. Che cosa vuol dire? Vuol dire che per esempio questa cravatta ha un certo valore di energia? Se Tu pesi questa cravatta e moltiplichi il suo peso per la velocità della luce, Ti viene fuori una cosa spaventosa, e Ti accorgi di portare al collo una quantità di energia da fare paura. Uno se la leva subito la cravatta. Dice: "Per carità, lasciamola lì!". Se poi pesi una scarpa, che pesa di più, è ancora peggio. Uno si spoglia subito di tutto. Non è vero però che questa cravatta è tanta energia. Questa cravatta equivale a tanta energia. Ma io non sono capace di mettere questa cravatta nel serbatoio del motore della mia automobile e utilizzare l'energia di questa cravatta per far andare la mia automobile, perché non conosco una macchina capace di trasformare l'energia contenuta in questa cravatta, in energia vera e propria, se non eventualmente il buco nero, il quale si arrabatta e qualche cosa riesce a fare. Noi di solito estraiamo dalla materia una quantità di energia molto piccola. È una equivalenza tra materia ed energia. Io qualche volta spiego questo, parlando di equivalenza tra denaro e salame. Non so se avete notato che il salame e il denaro sono equivalenti. Provate a andare dal salumiere a comperare un etto di salame, e Voi vedrete che lui vi darà un etto di salame in cambio, diciamo, di mille lire. Sono equivalenti. Ma nessuno di Voi metterebbe mille lire in un panino e nessuno di Voi metterebbe delle fette di salame nel portafoglio. Quindi non sono la stessa cosa, ma sono convertibili l'uno nell'altro, a condizione che ci sia un salumiere disposto a fare questa operazione. Però, se dieci fette di salame costano mille lire, quanto costa una fetta di salame? Dice: "Siamo in un liceo classico, domanda difficile". No. Costa cento lire. Se Voi avete cinquanta lire e andate dal salumiere, quante fette di salame Vi dà. Mezza. Ma il salumiere non è disposto a darVi mezza fetta di salame. Vi dà solo salame in forma di fetta: o una fetta, o due fette, o tre fette. Allora, se Voi avete un milione Vi comperate tanto di quel salame da farVi ricoprire la faccia di foruncoli, se avete diecimila lire Vi comperate un chilo di salame, se ne avete mille dieci fette, se ne avete cento una fetta, se ne avete novanta il salame e il denaro restano equivalenti, ma non sono scambiabili. Ecco allora che, arrivati a questo punto, salame e denaro si sono disaccoppiati. L'universo mano mano è andato giù, per così dire, come il valore del denaro, c'è stata un'inflazione - tra l'altro si parla proprio di inflazione -, è un'inflazione: il denaro vale sempre meno e allora a un certo momento il salumiere non ha più dato fette di salame. Il salame ha continuato per la sua strada, il denaro ha continuato per la sua strada, il danaro è diventato il fondo di microonde e il salame è diventato stelle, galassie, superammassi di galassie, il cosmo come lo conosciamo. Quindi la materia sta prendendo il sopravvento, non l'energia.

Domanda: Cosa ne pensa di un approccio interdisciplinare allo studio dei fenomeni della fisica e di una riflessione critica sui fondamenti della scienza?

Io penso che sia assolutamente fondamentale. Penso che sia assolutamente fondamentale sia per la scienza che per l'uomo. Cercherò di spiegarmi meglio. Un approccio interdisciplinare che consideri tutti gli aspetti, inclusa, per esempio, la storia della scienza, ci serve per evitare di commettere errori, o, per lo meno, per ridurre la quantità degli errori e la portata degli errori, per tenere sempre sotto controllo le ipotesi, per tenere sotto controllo i condizionamenti. Ma ci serve anche per evitare che la scienza prenda il sopravvento sull'uomo. La scienza non è qualche cosa al di fuori dell'uomo. È qualche cosa al di dentro dell'uomo. È qualche cosa che l'uomo fabbrica. Non confondiamo la scienza con la natura. La natura è al di fuori dell'uomo. O meglio: noi siamo nella natura, siamo parte della natura, ma la scienza è dentro di noi. Non può e non deve prendere il sopravvento. Sarebbe orribile che una interpretazione sbagliata della scienza ci portasse ad essere schiavi del nostro stesso prodotto. Credo che per evitare questo noi dobbiamo conservare la nostra umanità. E io non sono convinto - per questo sono lieto di essere in un liceo classico -, non sono convinto che l'uomo si possa nutrire di sola conoscenza. Si deve nutrire anche di virtù, diceva il padre Dante. E la virtù è qualche cosa che è fatta di radici, che è fatta di appartenenza, di ricordo; la cultura come ricordo, non solo la cultura come conoscenza, non solo la cultura come tensione verso il futuro, ma come ricordo del passato, come mediazione tra il momento presente e tutti i momenti passati. È fatta di integrazione, di integrazione tra i modi. Noi, per esempio, facciamo scienza alla Galileo Galilei. Io ritengo che non ci sia niente di meglio sul mercato in questo momento. Ma è l'unica scienza, siamo davvero sicuri che gli altri approcci siano da buttare via? Siamo davvero sicuri che la nostra civiltà occidentale abbia esaurito tutte le possibilità dell'uomo per esplorare, sondare, valutare, sfruttare la natura? E poi questo termine di sfruttare la natura non mi piace per niente. La natura non va sfruttata. perché è la nostra madre. I Pellerossa d'America, grandi poeti delle praterie, cacciavano il bufalo, ma non coltivavano per non mettere l'aratro nella pancia della madre, nella terra. Se volete questo gli è costato l'estinzione. La cavalleria americana, che invece non andava tanto per il sottile, li ha fatti fuori tutti. Ma io credo che vincere queste guerre, quelle della cavalleria americana, non sia nel futuro della nostra specie, non sia auspicabile come futuro della nostra specie, perché al futuro della nostra specie io auspico un ritorno anche alla poesia, un ritorno a un rapporto con la natura di tipo diverso, di tipo alternativo a quello di oggi. Per fare questo è necessario che la scienza ritorni ad esaminare i propri fondamenti ritorni, ad esaminare il proprio ruolo; che la scienza sia in rapporto con la gente, sia fatta conoscere. Pensa alla scienza dell'antichità, che era fatta di conoscenza e di mitologia, per esempio, di conoscenza e di fantasia, di conoscenza e di superstizione. Tutte cose estremamente naturali. Noi oggi ce le abbiamo tutte queste cose, ma le mascheriamo, ce ne vergogniamo. Vale la pena di riconsegnarle queste cose; ricorderete la lettera di Machiavelli quando era in montagna, in esilio, a Francesco Vettori, quando dice: "Mi svesto degli abiti da contadino, da giocatore di carte e vado a vestirmi di quelli che sono soltanto miei e a pascermi di quel cibo, che so lume mio e che io nacqui per lui", mi par di ricordare. Cioè ritorno uomo, dopo essere stato operaio, dopo essere stato manovale, dopo essere stato dottore, rivesto i miei abiti umani dopo il lavoro e allora riacquisisco la mia dignità di uomo. Bene, questo deve essere vero per ognuno di noi, deve essere vero anche per lo scienziato. Lo scienziato non deve essere esclusivamente un tecnico del sapere, ma, se vuole essere un buono scienziato, un buon cittadino e un buon servitore della nostra specie, deve anche ripensare a tutti gli altri aspetti del sapee.