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E'
da rifare il processo d' appello per la morte di Ayrton Senna. Lo ha
stabilito la Corte di cassazione, annullando su ricorso della procura
generale di Bologna la sentenza con cui la Corte d' appello del capoluogo
emiliano aveva assolto, "perchè il fatto non sussiste", i
vertici della scuderia britannica Williams dall' accusa di omicidio
colposo in relazione alla morte del campione brasiliano avvenuta durante
il Gp di San Marino a Imola, l' 1 maggio 1994 i giudici della suprema
corte hanno infatti accolto i motivi con cui il sostituto procuratore
generale Rinaldo Rosini aveva chiesto di annullare la sentenza che aveva
assolto il responsabile della scuderia, Patrick Head, e il progettista
Adrian Newey, poi passato alla McLaren.
I
due erano stati assolti anche in primo grado, assieme al patron del team
Frank Williams, dal pretore di Imola Antonio Costanzo, ma diversa era
stata la formula. Il giudice monocratico (che aveva assolto "perchè
il fatto non sussiste" anche i coimputati italiani, i responsabili
dell' autodromo di Imola) aveva sostenuto l' ipotesi "per non aver
commesso il fatto", sostenendo in pratica che era provato l' assunto
secondo cui la causa della morte di Senna, andato fuoripista al tamburello
mentre era in testa alla corsa imolese (già funestata da diversi
incidenti in uno dei quali perse la vita in qualifica l' austriaco Roland
Ratzenberger), era stata la rottura del piantone dello sterzo della
vettura.
Una
rottura causata da un "difetto" di progettazione e di
costruzione di cui però non fu possibile stabilire chi fosse realmente
responsabile. I giudici di secondo grado (la corte fu presieduta da
Francesco Mario Agnoli) utilizzarono per assolvere l' ipotesi del
"fatto non sussiste", seppure ai sensi dell' art.530 secondo
comma del codice di procedura penale, quello che interviene quando si
ritengano non sufficienti o contraddittori gli indizi a carico degli
imputati. in pratica quella che nel vecchio rito processuale era l'
insufficienza di prove. Rosini, nel suo ricorso, ha sostenuto l' illogicità
e la contraddittorietà della sentenza, ritenendo che fosse errato l'
assunto dei giudici di appello secondo cui non era stato provato il
"nesso causale" tra la condotta degli imputati e la morte. E
che fu un errore giudicare "non provata" la rottura del piantone
dello sterzo.
Al processo del '99 dovevano essere presenti solo Head
e Newey, perche' in base all' ordinamento italiano ci può essere un
giudizio di secondo grado (in presenza di sole assoluzioni come nel caso
della sentenza di Imola) solo per quegli imputati verso i quali la
pubblica accusa abbia presentato appello. Head e Newey, appunto, per i
quali il pm Pretorile, Maurizio Passarini, aveva chiesto un anno di
reclusione. Ma Frank Williams aveva presentato appello
"incidentale". Il consulente metallurgico della stessa pubblica
accusa aveva infatti sostenuto in udienza, abbandonando in corso d' opera
Passarini, che il piantone dello sterzo era ancora funzionante quando la
vettura di senna cominciò a uscire di pista. Williams dunque aveva
interesse e diritto ad ottenere una formula di assoluzione ancora più
favorevole al buon nome della sua scuderia: per questo fu ammesso il suo
appello, in cui chiese che fosse applicata la formula "perchè il
fatto non sussiste". La ottenne, ma ora la cassazione dice che
qualcosa non funziona nella sentenza della terza sezione della Corte d'
appello bolognese. Sarà un altro collegio a riprendere in mano le carte,
probabilmente entro l' anno. La data non è ancora stata fissata, ma
sarà ancora Rinaldo Rosini a sostenere l' accusa.
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