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4/9/2006

New York, scomparsa bandiera 11/9

Sindaco Bloomberg ordina un'inchiesta

La storica bandiera americana che tre pompieri avevano issato sulle macerie di Ground Zero l'11 settembre, è andata persa. E il sindaco di New York, Michael Blooomberg, ha aperto un'inchiesta, ordinando al Dipartimento dei Vigili del Fuoco di scoprire se dietro la scomparsa della celebre Old Glory ci sia stata una speculazione: la bandiera potrebbe valere mezzo milione di dollari.

 

La bandiera, cinque anni fa, fu protagonista di una celebre fotografia che servì a raccogliere dieci milioni di dollari a favore dei soccorritori del crollo delle Torri Gemelle. Il vessillo, che venne preso da uno yacht ancorato sul fiume Hudson poco lontano da Groud Zero, secondo la ex proprietaria dell'imbarcazione, Shirley Dreifus, potrebbe essere stato sostituito con uno di maggiori dimensioni. 

Dopo le dichiarazioni della signora Dreifus, il sindaco di New York Michael Blooomberg ha aperto un'inchiesta. E ha ordinato al Dipartimento dei Vigili del Fuoco di verificare se si tratti solamente di un'ipotesi o se sia la verità. E, soprattutto, se dietro la scomparsa della celebre Old Glory ci sia stata una speculazione: secondo il quotidiano Usa Today la bandiera di Ground Zero potrebbe valere oltre mezzo milione di dollari.

Nel settembre 2001 il vessillo divenne al simbolo dell'orgoglio e del dolore per le vittime con cui il popolo americano aveva reagito agli attacchi terroristici: nella foto che ha fatto il giro del mondo e che successivamente è diventata anche un francobollo, viene alzato da tre vigili del fuoco, Dan McWilliams, George Johnson e Bill Eisengrein, su un'asta in metallo che emerge obliqua dai detriti.

L'emblema di Ground Zero fece poi un giro del mondo lungo una rotta simbolicamente patriottica. Dallo stadio degli Yankees il 23 settembre 2001, dove era stato autografato dall'allora sindaco Rudolph Giuliani e dal governatore George Pataki,  viaggiò in Oriente dove per parecchi mesi partecipò alla campagna di Afghanistan e fu innalzato a Kandahar, nell'aeroporto appena liberato.

Poi, il primo aprile del 2002, al rientro dal tour mondiale, quando venne issata nel municipio di New York durante una solenne cerimonia, uno dei tre pompieri che sette mesi prima avevano avuto l'idea di far sventolare la Old Glory sopra le teste di quanti erano impegnati nelle ricerche dei superstiti tra le macerie dei grattacieli crollati, non la riconobbe.

Al momento dell'alzabandiera , al cospetto di Bloomberg, il vigile del fuoco, chiamato come ospite d'onore, aveva esclamato: "Non è la stessa bandiera". Anche agli altri due colleghi che gli erano accanto era bastata un'occhiata per capire che il feticcio nazionale era in realtà un falso perché la bandiera originale era visibilmente più piccola.

In Municipio la cerimonia era proseguita senza tener conto delle affermazioni dei pompieri. Ma ora, alla vigilia del quinto anniversario del più grande attacco terroristico della storia, il Comune vuole vederci chiaro. Con la speranza che chi cinque anni fa si appropriò del vessillo si faccia avanti senza paura di essere processato. Infatti, per legge di New York, dopo cinque anni il reato di furto cade in prescrizione.

 

4/9/2006

Usa,rese pubbliche telefonate 11/9

Chiamate ai soccorsi: "Sto morendo?"

Sono 1.613 le registrazioni di chiamate d'emergenza dalle Torri gemelle che sono state rese note per la prima volta in seguito ad un'azione legale intentata dal New York Times e da un gruppo di parenti delle vittime, per capire meglio la confusione e le difficoltà nei soccorsi. Tra le più strazianti quella di una donna, Melissa Doi, che all'operatrice del soccorso chiese: "Sto per morire, vero?".

 

Le telefonate illustrano le difficoltà in cui sono stati costretti ad operare i soccorritori, molti dei quali hanno pagato con la vita il loro coraggio. A marzo erano già state rese note le trascrizioni di 130 conversazioni telefoniche tra le vittime e gli operatori del 911, ma non le registrazioni audio: una scelta questa volta a tutelare la privacy delle famiglie. Invece questa volta i parenti di chi è rimasto ucciso tra le macerie del World Trade Center hanno potuto riascoltare le voci e gli ultimi disperati appelli dei propri cari, prima che questi trovassero la morte nella catastrofe.

"Siamo in uno stato di confusione - afferma con voce calma Dennis Devlin, 51 anni, capo del nono battaglione di pompieri di New York in una chiamata dall'ingresso della Torre sud, avvertendo che i cellulari non funzionano e chiedendo l'apertura di una linea telefonica speciale. Pochi minuti dopo Devlin morirà nel crollo della Torre.

Ma la telefonata piu' sconvolgente è quella di Melissa Doi, 32 anni, manager di una società, bloccata dalle fiamme all'83esimo piano della Torre Sud. "Santa Maria, Madre di Dio"- dice parlando con un'operatrice del 911, il numero per il soccorso- "Non si può respirare, fa molto caldo". Nei minuti successivi l'operatrice la consola, dicendole di stare calma, ma la donna appare sempre più spaventata. "Sto per morire, vero?", chiede al telefono. "No, no", la conforta l'operatrice. "Sì, sto per morire", replica la Doi. "Signora, non morirà. Preghi. Se la sta cavando bene. Verremo ad aiutarla", risponde il 911."Oh mio Dio, è così caldo, brucio", dice la donna intrappolata. Poco dopo la Doi, smette di parlare, ma l'operatrice continua a cercare di sostenerla chiamandola per nome fino a quando cade la linea venti minuti dopo.

Una prima conversazione, in verità, era già stata ascoltata in occasione del processo di Zacarias Moussaoui, ritenuto una delle menti dell'attacco terroristico dell'11 settembre. La madre di una delle vittime aveva, infatti, sentito la voce di sua figlia morta nel crollo della Torre Sud. L'aveva sentita perché la registrazione tra la sua Melissa e l'operatrice del 911 è stata utilizzata come testimonianza dell'accusa.

Norman Siegel, il legale delle famiglie delle vittime, ha spiegato che le conversazioni telefoniche sono un mezzo importante per capire anche come hanno funzionato le comunicazioni l'11 settembre, e se gli operatori sono stati in grado di gestire la situazione.

18/8/2006

Giudice blocca intercettazioni Usa

Governo Bush fa ricorso:tutto legittimo

Un giudice federale ha disposto il blocco immediato del programma di intercettazioni della National security agency (Nsa) voluto da George W. Bush all'indomani dell'11/9. Il programma era stato messo sotto accusa dall'opposizione al Congresso. Immediata la replica di Washington, che, in una nota del ministero di Giustizia, ha annunciato il ricorso contro la sentenza che vuole bloccare un programma "legittimo".

"L'America non ha monarchie ereditarie", così ha scritto un giudice di Detroit per dichiarare non costituzionali le intercettazioni da parte della amministrazione Bush delle comunicazioni telefoniche ed e-mail dei cittadini americani con l'estero. Ma la Casa Bianca ha giustificato questo programma di spionaggio con la necessita' di combattere con tutte le armi il terrorismo.

Il giudice federale Anna Diggs Taylor ha ordinato al governo Usa di interrompere immediatamente le intercettazioni perché oltre a violare il diritto alla libertà di espressione ed altri diritti (compreso quello alla privacy) costituiscono anche un abuso di potere da parte del presidente George W. Bush. "L'America non ha monarchie ereditarie - sottolinea il giudice nel corso della sua sentenza, lunga 44 pagine - e l'America non ha poteri non previsti dalla Costituzione". Il giudice Taylor, 75 anni, è a capo del distretto federale del Michigan orientale dal 1979: nominata dall'ex presidente democratico Jimmy Carter, fu la prima donna di colore a guidare un distretto federale.

La Casa Bianca si è rifiutata di dare in tribunale spiegazioni sul programma per motivi di sicurezza nazionale. Nell'annunciare il ricorso, il ministero della Giustizia ha definito il programma della Nsa "uno strumento cruciale che dà la possibilità di avere un sistema di preallarme per sventare e impedire attacchi terroristici". Nella nota diffusa dal ministero si definisce "legittimo" e "a protezione dei diritti civili" il programma della Nsa. "Nel conflitto in corso contro Al Qaeda e i suoi alleati", continua il comunicato, "la Costituzione dà al presidente il dovere primario di proteggere il popolo americano". Secondo il ministero, la Carta concede al capo della Casa Bianca "la piena autorità necessaria per mettere in pratica quel diritto solenne".

Il caso giudiziario è nato da una azione legale avviata dalla 'American Civil Liberties Union' (ACLU), il maggior gruppo USA per la difesa dei diritti civili, e da altri gruppi, compresi i media, in cui si sostiene che il governo Usa non ha il potere di spiare i suoi cittadini in modo indiscriminato.

 

 

Un ringraziamento a www.tgcom.it  per le fonti