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Londra: "Stop ai gas serra o il fenomeno diventerà irreversibile"
Fermare il cambiamento climatico prima che si sciolgano i ghiacci
La Terra è sempre più calda
altri due gradi e sarà il disastro


Ghiacci lungo le coste groenlandesi


di ANTONIO CIANCIULLO
ROMA - Adesso la diga contro il disastro climatico poggia su un numero. Due gradi centigradi: questo è il tetto che, secondo le stime elaborate dall'Intergovernamental Panel on Climate Change e pubblicate in un rapporto del governo britannico, non va superato.

Se l'aumento della temperatura verrà bloccato entro i 2 gradi, i danni saranno contenuti: i paesi ricchi potranno adattarsi al nuovo clima pagando un prezzo ragionevole; i paesi che possono spendere meno nella difesa contro l'innalzamento delle acque e l'abbassamento del benessere termico subiranno un impatto maggiore, ma tecnologie ad alta efficienza potrebbe migliorare la situazione.

Il ministro della ambiente Margaret Beckett è stato netto: lo spartiacque è l'irreversibilità. Bisogna fermare il cambiamento climatico prima che innesti il processo di scioglimento dei ghiacci che a sua volta farà da moltiplicatore al caldo: in questo caso si potrebbero verificare il collasso d'interi ecosistemi e lo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia che provocherebbe un aumento di 7 metri del livello dei mari. Per maggior chiarezza il primo ministro Tony Blair ha aggiunto: "È ormai chiaro che l'emissione di gas serra sta provocando un riscaldamento globale a una velocità non sostenibile". Chiaro dal punto di vista scientifico, non altrettanto dal punto di vista politico.

Per evitare che il termometro salga di più di 2 gradi è necessario che le concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica (oggi al livello di 380 parti per milione) non superino la soglia delle 500 parti per milione. Ciò significa procedere a una graduale riduzione delle emissioni fino ad arrivare entro la metà del secolo a un taglio del 60% rispetto al 1990.
 

È la linea concertata a livello mondiale con il protocollo firmato a Kyoto nel '97 ed entrato in vigore il 16 febbraio scorso: con questo atto i paesi firmatari, guidati dall'Europa, si sono impegnati ad avviare il taglio delle emissioni e si sono esposti a sanzioni economiche nel caso di mancato rispetto. Ma i paesi dell'area Asia-Pacifico hanno ribadito di recente un punto di vista opposto: gli obiettivi delle politiche di difesa del clima devono essere rigidamente volontari; dunque nessun tetto, nessun obbligo di riduzione e di mantenimento della temperatura entro i livelli considerati accettabili dagli scienziati.

Un contrasto che per la Casa Bianca sta assumendo toni da crociata. Dopo le dimissioni di Christine Whitman dalla guida dell'Epa (agenzia federale per l'ambiente) per la censura ai rapporti annuali dell'organizzazione, Bush ha dovuto incassare lo schiaffo di James Hansen, massimo esperto climatico Nasa, che ha accusato il presidente Usa di volergli imporre il bavaglio per impedire all'opinione pubblica di misurare la reale portata della minaccia climatica, e lasciare che il petrolio, principale responsabile del global warming, continui a scorrere.

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Un ringraziamento a  www.repubblica.it per le fonti