Giorgione
Grazie a Paola
Allinizio del 1500 prende consistenza a Venezia un indirizzo artistico, la pittura
tonale, che si pone consapevolmente nei termini di unalternativa agli ideali ed alle
forme del classicismo maturato tra Firenze e Roma. Nel riformulare un nuovo classicismo
antidogmatico e non idealizzante Venezia intendeva anche contestare quel primato per
rivendicarne uno proprio. La spingevano a questo la coscienza di una diversità storica ed
ambientale, lapertura verso fenomeni culturali anche distanti e le esperienze
concrete di vita maturate con gli scambi commerciali, oltre che la contrapposizione con la
Chiesa. Forte di questa coscienza, nel corso del XVI secolo, Venezia specifica e consolida
la propria posizione artistico - culturale, fissando e divulgando poi in tutta
lEuropa i valori profani della sensualità e della bellezza, il gusto per la
trasfigurazione poetica, ma cordialmente partecipe, delle cose.
Se è fuori di dubbio che la prima fase rinascimentale servì da stimolo per la
definizione di un nuovo modo di avvicinarsi alla realtà, fu Giorgione, nato a
Castelfranco Veneto nel 1477 e morto a Venezia nel 1510, che creò una nuova sensibilità
per il naturale e trovò i mezzi pittorici per darvi compiuta espressione poetica. Egli
cominciò a dare alle sue pere più morbidezza e maggior rilievo con un nuovo approccio
basato sullosservazione diretta di cose naturali e la resa della loro naturalità,
attraverso la consistenza fisica del colore e la fusione atmosferica delle forme.
Giorgione dipingeva senza usare una griglia disegnativa e senza avvalersi di un
precostituito supporto per i chiaroscuri, procedeva liberamente alla creazione delle forme
e del medium ambientale.
Lartista operava per accostamenti ed aggiustamenti di masse cromatiche, fino ad
ottenere lequilibrio compositivo e, soprattutto la giusta intonazione luminosa; una
luce avvolgente e tremula che sgrana e fonde le masse degli alberi e degli elementi
naturali, addolcisce gli incarnati ed ammorbidisce i panneggi, colorando e colorandosi di
un tono cromatico unitario, umido.
Mentre lunità delle opere quattrocentesche era data dallimpaginazione
prospettica degli elementi della rappresentazione, a realizzare lunità
dinsieme è, in questo tipo di pittura il colore - luce che variando di consistenza
dimpasto e modulando lintensità luminosa, assume sia funzione plastica, di
definizione di volumi, sia funzione spaziale, di profondità prospettica e densità
atmosferica.
E questa la grande innovazione di Giorgione alla quale si rifarà poi Tiziano.
Ma non si tratta solo di una novità tecnica, che si esaurisce nella capacità di fondere
senso plastico e colore, fino al riassorbimento in esso del disegno e dei contorni.
E qualcosa di più e di diverso: lunione del momento ideativo a quello
esecutivo, la convergenza dellimmagine concettuale con il sentimento lirico che
colma la distanza fra lidea del mondo e il mondo stesso, così come appare e viene
comunicato dalla sensibilità.
Insegnando un nuovo modo di vedere e di sentire la realtà, Giorgione ha rivoluzionato il
corso dellarte. Il fascino del suo linguaggio necessariamente fu immediato e
profondo.
Partendo dalle premesse dellumanesimo di Giovanni Bellini, Giorgione chiarì i
termini del problema del rapporto tra storia e natura. Linfluenza delle dottrine neo
- aristoteliche elaborate nello Studio padovano, ed incentrate sul concetto di immanenza
del divino e sulla priorità della sensazione, furono certamente di stimolo al maturare
degli interessi naturalistici di Giorgione. Si tratta di interessi non di un pittore
scienziato bensì di un musico e poeta.
Se la natura è il filtro complesso che ridefinisce i rapporti fra gli uomini, attraverso
la vibrazione emotiva che non solo li lega tra di loro, ma anche al paesaggio, allora ci
si può riconoscere in essa per immedesimazione poetica, per un musicale accordo del
vibrare soggettivo con quello universale. Ed è in fondo in termini musicali e poetici che
dobbiamo rapportarci alle opere di Giorgione per cercare di comprenderne il senso:
unarmonia del tutto che è profonda e reale ma razionalmente indimostrabile. Si può
parlare di una pittura senza storia.
I quadri di Giorgione, quasi sempre di piccolo formato, erano destinati al diletto di
pochi e raffinati committenti. Non si vedrà più uno scenario in cui luomo recita
la sua storia, ma contesto vitale della sua esistenza esso riassorbe in sé il principium
idealizzato. La sua luce non è che una luce fisica, morbida quasi palpabile che avvolge e
permea di sé tutte le cose. La fusione atmosferica diventa effusione sentimentale,
abbandono confidenziale e fiducioso delluomo allabbraccio con la natura,
panteisticamente intesa come principio unitario della realtà. Si ha la rivelazione
dellintima vitalità della natura, colta nel momento in cui si scatena
nelleffusione del momento vitale, una natura che genera e si rigenera, nello
scorrere del tempo in simbiosi con tutto il reale, uomo compreso.
Questa è la visione di un nuovo umanesimo che non si eccepisce idealisticamente della
natura, ma la pone come suo dato costitutivo e fondamentale.
I TRE FILOSOFI (1505, tela, Kunsthistorisches Museum, Vienna)
Il dipinto si colloca al centro del percorso stilistico di Giorgione: i colori sono
vivacissimi, ma sapientemente armonizzati allinterno della luce atmosferica. Il
senso di sospensione, di ricerca e lattenta lettura di alcuni dettagli iconografici
hanno fatto pensare che i Tre Filosofi (talvolta semplicemente interpretati come allegoria
delle cosiddette tre età delluomo, tema molto caro ala cultura
artistica veneziana del primo 1500) possano essere astronomi, o anche i re Magi che
assistono al comparire della stella.
RITRATTO FEMMINILE (LAURA) (1506, tela applicata su tavola, Kunsthistoriches Museum,
Vienna)
Una scritta sul retro consente di datare il dipinto con precisione. Il nome della ragazza
(la stessa modella che ricompare nella Tempesta) è tratto dalle foglie di alloro che
decorano il fondo. Secondo i cronisti dellepoca Giorgione ha avviato al successo
questo genere di immagini, mezze figure di fanciulle: il tema sarà praticato in seguito
anche da Tiziano.
GIUDITTA (1503 circa, tavola, Emirtage, San Pietroburgo)
Come risulta dal confronto con antiche incisioni, la tavola è stata rimpicciolita sui
lati. Il tramonto sullo sfondo consente a Giorgione di sperimentare gli effetti prodotti
dalla luce radente, una tappa importante per la conquista della tecnica del
tonalismo.
ADORAZIONE DEI PASTORI (NATIVITA ALLENDALE)
(1504circa, tavola, National Gallery, Washington)
Di questa composizione, momento culminante del gruppo di soggetti religiosi, dipinti da
Giorgione durante la sua prima attività, esiste una replica leggermente variata nel
Kunsthistorisches Museum di Vienna. Le figure sono raccolte in un angolo del dipinto, per
lasciare il massimo spazio possibile al paesaggio, che non è più semplicemente uno
sfondo, ma partecipa in modo diretto al soggetto, grazie alla sottile definizione
atmosferica di ogni particolare.
TEMPESTA (1506 circa, tela, Gallerie dellAccademia, Venezia)
Fra i pochissimi dipinti di Giorgione documentati dalle fonti, è inesauribile oggetto di
ricerche sul soggetto. Le più recenti teorie vedono nei due personaggi Adamo ed Eva
scacciati dalleden; al di là delle ipotesi, il protagonista indiscusso è il
paesaggio. Per larchitettura sullo sfondo e per i ricchi elementi vegetali,
Giorgione rinuncia senzaltro alla minuta definizione dei primi dipinti e trova qui
un più ricco e sfumato impasto cromatico. Il dettaglio degli alberi consente di
apprezzare appieno la pazientissima e fine tessitura luministica che dà al dipinto una
straordinaria, inedita suggestione.
ADORAZIONE DEI MAGI (1504, tavola, National Gallery, Londra)
Il formato allungato della tavola suggerisce a Giorgione una netta divisione in due della
scena, sottolineata dal muro di mattoni: la Sacra Famiglia, a sinistra, è avvolta da una
penombra, mentre il corteo dei Magi, di cui fanno parte paggi dagli sgargianti costumi, è
in piena luce.
VENERE DORMIENTE (VENERE DI DRESDA)
(1510 circa, tela, Gemaldegalerie, Dresda)
Il corpo della ragazza nuda sembra seguire le morbide linee delle colline, distendendosi
nel quieto chiarore del paesaggio: limmagine, lungi da cercare di suggerire la
sensualità di Venere, sembra piuttosto un segno dellatteggiamento contemplativo
spesso dimostrato da Giorgione nei confronti della bellezza e della natura.
TRE ETA DELLUOMO (CONCERTO)
(1510 circa, tela, Galleria Palatina, Palazzo Pitti, Firenze)
Il dipinto è un caratteristico esempio delle allegorie moraleggianti prodotte da
Giorgione e dalla sua cerchia ed è possibile che sia stato eseguito a più mani. Per la
sottile trama della luce e latmosfera di tranquilla pensosità si può ritenere,
almeno parzialmente, uno degli ultimi quadri autografi del maestro di Castelfranco,
compiuto poco prima di morire di peste nellestate del 1510.
SACRA CONVERSAZIONE
( 1505 circa, tavola, Gallerie dellAccademia, Venezia)
Con lunica eccezione della pala daltare di Castelfranco Veneto, Giorgione ha
dipinto soggetti religiosi esclusivamente per la devozione o il collezionismo privato,
come questa piccola composizione. La pacata distribuzione delle figure in uno spazio
quietamente illuminato corrisponde alla più tipica vena di intimismo delle opere del
periodo centrale di Giorgione. Qualche studioso suppone che in fase esecutiva sia
intervenuto il giovane Sebastiano del Piombo.