Il RinascimentoGrazie a Luisa Elena Mondora Il termine "Rinascimento" è stato usato per significare l'età che avrebbe fatto "rinascere" l'arte e la cultura classiche, che si ritenevano completamente morte ormai da molti secoli. Che il rinascimento sia una ripresa dell'antichità classica, tuttavia, non è vero; se lo fosse, sarebbe solo imitazione. Il rinascimento è anche conseguenza del tanto disprezzato medioevo: tutte le sue idee sono state preparate nei secoli precedenti, coi quali non esiste alcuna frattura. È, tuttavia, diverso, perché diversa è la situazione culturale. Questo movimento giunge alla scoperta dell'"uomo" e della sua "prospettiva". È sbagliato affermare che durante il medioevo si sia ignorato l'uomo; è però vero che nel rinascimento l'uomo è considerato copula mundi, centro del mondo, perché non può conoscere ciò che lo circonda se non attraverso se stesso, attraverso la propria ragione. È Dio che gli ha trasmesso un barlume della propria "ragione". Allo stesso modo è sbagliato pensare che, prima di questo periodo, si sia ignorata la prospettiva. Ma è vero che la visione prospettica è fondamentale in questo contesto e che la prospettiva è considerata in maniera nuova. La prospettiva è lo strumento che ci permette di comprendere la realtà sottoponendola ad una legge razionale e universale, con un "punto di fuga", in cui convergono tutte le linee, visto che l'intera struttura è basata sul coordinamento delle linee e perciò detta "lineare"; prospettiva unitaria perché relaziona tutte le cose ad un unico punto di vista. Una legge matematica, non certo opinabile. Prospettiva e disegno sono un "codice", fatto di segni, attraverso il quale trasmettiamo un concetto, un "simbolo" della realtà. Per questo l'arte non è "meccanica", ma "liberale", attività intellettuale. Dicendo che l'uomo è al centro dell'universo non bisogna crederlo isolato. Se noi esistiamo, la prospettiva ci consente di renderci esattamente conto anche dell'esistenza degli altri. È anche il nuovo concetto di storia: studiando il testo antico, noi possiamo capire l'uomo e perciò capire noi stessi. Di conseguenza la storia non è più cronaca, quanto ricerca delle cause e delle relative conseguenze. Per quanto riguarda i rapporti con il medioevo, è sbagliato credere che ci sia una frattura; il rinascimento è laico, ma non nega Dio: afferma la priorità del problema umano perché solo così può giungere, attraverso la ragione, a Dio. Neppure si può affermare che scelga forme classiche escludendo quelle medievali. Degli elementi che usa, ricevuti dalla tradizione, si serve per esprimere idee nuove. Emulazione del metodo classico, non copia, e sempre attraverso il "filtro" medievale, che ha permesso il trasmettersi delle tradizioni. Il rinascimento nasce nell'area fiorentina, sia per i profondi legami dell'arte di questa zona con le tradizioni classiche di razionalità, definizione di spazi e volumi, sia grazie al grande contributo della politica mecenatistica della famiglia dei Medici. Accanto a quella della Chiesa, viene nascendo anche la committenza privata. Ciò determina anche un diverso modo di esprimersi, laico anziché religioso, da parte degli artisti. Filippo BrunelleschiLe due opere sono caratterizzate dalla volontà di cercare una nuova via e l'insofferenza verso gli schemi prestabiliti e obbligati della cornice. Passa anni di studio a Roma, con l'amico Donatello, studiando le opere antiche, misurandole, analizzandole. Brunelleschi stabilisce la necessità di un punto di vista unico e monoculare per l'impianto prospettico lineare – geometrico. La Cupola del DuomoIl problema della cupola affannava da anni gli operai del Duomo perché non si sapeva con esattezza come costruire e dove appoggiare le enormi centine di legno, le armature che avrebbero fatto da sostegno alla cupola fino alla sua chiusura definitiva con la chiave di volta. Brunelleschi, piuttosto che rifarsi al metodo romani di costruzione a calotta o a quello medievale delle centine, decise di alzare la cupola senza armature (inventando una nuova tecnica, basata sul calcolo)) equilibrandola con una doppia calotta e ricorrendo anche, per un miglior scarico dei pesi, a vari accorgimenti, fra cui, ad esempio, i mattoni disposti a spina di pesce. La cupola ha forma gotica perché archiacuta. Ciò era necessario per un preciso rapporto con il resto del Duomo, che appartiene pur sempre a questa corrente. E tuttavia essa è rinascimentale, perché ha un volume definito nello spazio e quindi dominato razionalmente. Ciò che conta infatti è la struttura dei costoloni di marmo bianco, che coincidono con gli spigoli e che risaltano sulle vele rivestite di normali tegole rosse, ossia di un materiale volutamente povero e consueto. La forma è perciò come disegnata. Il Brunelleschi ha una rinnovata idea del rapporto spazio-oggetto con una maggior interrelazione: mediante la nicchia lo spazio penetra nell'oggetto e, mediante le sporgenze, l'oggetto penetra nello spazio senza urti. È la fase della maturità dell'artista, ed è questo il carattere che troviamo nella Lanterna, la conclusione logica della cupola, della quale porta a sintesi tutte le strutture. Gli otto costoloni vengono ripresi da altrettanti archi rampanti che sostengono la guglia finale e ad essa conducono lo sguardo. L'Ospedale degli InnocentiNel 1419 viene iniziato l'Ospedale degli Innocenti, in cui è espressa una concezione nuova, chiara e razionale, sia in superficie che in profondità. La fronte è spartita orizzontalmente in due settori mediante le cornici ed è definita, in basso, dal basamento con nove gradini ed in alto dal tetto. Al vuoto ritmato delle arcate della zona inferiore, corrisponde la superficie liscia di quello superiore, aperta da finestre, ognuna in corrispondenza di un arco. Lo spazio contenuto entro ogni arcata è formato da un cubo cui si sovrappone la volta a vela. C'è una partizione geometrica tridimensionale nella parte inferiore e bidimensionale in quella superiore. Brunelleschi scopre un modulo che da unita ed è l'elemento al quale tutti gli altri si proporzionano. È il senso della misura classica, fondamento della sua arte: nessuna derivazione ma profonda comprensione del classicismo antico. DonatelloAmico del Brunelleschi, come lui impegnato nel rinnovamento artistico e perciò partecipe delle stesse idee, è tuttavia personalità ben diverso. Per Brunelleschi il rapporto uomo-mondo è rapporto sereno in virtù della ragione: esiste un dominio sulle cose, poiché esse ubbidiscono a quelle stesse leggi matematiche, eterne ed universali, mediante le quali funziona la ragione; un equilibrato, reciproco, accordo "naturale". Per Donatello, al contrario, il rapporto uomo-mondo è drammatico: la verità è ricerca, conquista giornaliera; la vita è lotta. Secondo le differenti concezioni dei due artisti, l'umanità del B è formata da "uomini perfettissimi", quella di Donatello da "contadini". Il DavidCerto è di origine classica la scelta del nudo per il David; il nudo, nel medioevo, è simbolo di peccato. Ma con il ‘400 esso riacquista il suo autentico significato di purezza ideale. L'eroe è nudo perché difeso soltanto dalla propria virtù morale. Sono classici anche il recupero della ponderazione policletea e la delicata luminosità delle superfici. Lo stesso contrasto fra la levigatezza raffinata di alcune parti e l'insistenza particolaristica di altre sono elementi che denunciano l'innata inquietudine donatelliana. In questa statua si sono sempre notate alcune stranezze: il copricapo inghirlandato ed i calzari, mentre il resto del corpo è completamente nudo; l'assenza della fionda in mano all'eroe e della ferita mortale nella testa del nemico; la corona d'alloro alla base. Per queste ragioni è stata avanzata l'ipotesi che non rappresenti David ma Mercurio, uccisore di Argo, secondo la leggenda divulgata da Ovidio. La MaddalenaLa Maddalena lignea riprende e sviluppa il nuovo concetto donatelliano dell'aspetto esteriore e della santità. Maddalena, la peccatrice, torna dal deserto, dove, attraverso la distruzione della propria bellezza fisica, ha raggiunto la purificazione. La lotta per la sua bellezza interiore ha annullato la sua femminilità. La magrezza del corpo è espressa dalle molteplici linee verticali dei lunghi capelli che coprono la nudità. Linee mosse, virgolate. Creatrici di drammatici contrasti, perché la loro doratura più che imitare il colore biondo naturale, accentua la motilità vibrante dell'intera figura. Le mani si uniscono in preghiera. Ma non si toccano, si accostano appena, senza neppure sfiorarsi. C'è un'intensità di vita spirituale riconquistata, che culmina nel suo viso spettrale, ossuto. La bocca, sdentata, si schiude, accennando ad un lieve movimento, mentre gli occhi danno luce alla composizione, con la loro pupilla viva ed espressiva.. È un'opera di incredibile modernità nella sua carica espressionista. MasaccioIl Masaccio fonda l'umanesimo in pittura. La CrocifissioneIl significato del colore per il Masaccio si può cogliere nella Crocifissione. I quattro corpi, quello potentemente squadrato di Cristo, della Madonna, quello sottile di San Giovanni, quello della Maddalena disperatamente inginocchiata ai piedi della croce con le braccia alzate, sono individuati formalmente e psicologicamente attraverso dal colore che lo stacca dal fondo dorato. Il grido di Maddalena è espresso proprio dal fiammeggiare della veste e dallo spandersi su di essa dei biondi capelli. Ciascuno vive individualmente. Ma tutti sono collegati fra loro. Dalla sbarra orizzontale della croce scendono due linee ideali, entro le quali sono contenuti San Giovanni e la Madonna, mentre le braccia di Maddalena raccordano fra loro le varie figure. Il TributoLa storia più nota dipinta da Masaccio è quella detta il Tributo. Narra l'episodio evangelico di Gesù che, giunto a Cafarnao con gli apostoli, viene fermato da un gabelliere che gli chiede il pagamento di un pedaggio. Gesù ordina a Pietro di gettare un amo in mare e di aprire la bocca al primo pesce che abboccherà, e vi troverà una moneta d'oro. La scena si svolge in una vallata; è un ambiente realizzato prospetticamente, il cui spazio è il "vuoto" necessario per accogliere gli uomini che partecipano all'avvenimento miracoloso. È una natura solenne, non descritta, ma interpretata nella sua sostanza; una natura non piacevole, ma severa, con la forza plastica dei suoi monti in relazione con il vigore morale dei personaggi che la popolano. Questi si dispongono in cerchio attorno a Gesù, ciascuno occupando il proprio posto, "insistendovi", "esistendo". Gli apostoli, Cristo, l'esattore, sono individuati anche psicologicamente; maestosamente dolce Gesù (ma si tratta di una dolcezza che non esclude l'intensità), coscienti della propria missione gli apostoli (artefici del proprio destino), miserando, come miserabile è la sua richiesta, il gabelliere. Le aureole contribuiscono alla scansione spaziale. |
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