Malattie dell’apparato cardiovascolare
Grazie a Tommaso
Questi fattori possono essere alterati da reali patologie
cardiache, ognuna delle quali è una
causa predisponente allo scompenso
cardiaco: quando si altera stabilmente la contrattilità, il precarico, il
postcarico o anche la frequenza
cardiaca si ha una predisposizione allo scompenso. Ma ancora
non è scompenso; è una insufficienza cardiaca ancora compensata
grazie al reciproco adattarsi dei diversi fattori che regolano la funzionalità
meccanica cardiaca.
Fisiopatologia dell’insufficienza cardiaca (IC)
- Sovraccarico
pressorio cronico (aumento
cronico del postcarico Þ
ipertensione arteriosa, stenosi valvolare aortica per quanto riguarda il
ventricolo sinistro; ipertensione arteriosa polmonare, stenosi della valvola
polmonare per quanto riguarda il ventricolo destro).
- Sovraccarico di
volume (o sovraccarico diastolico o
aumento cronico del precarico Þ
ex. insufficienza aortica o insufficienza mitralica).
- Diminuzione della
contrattilità (ex. cardiomiopatie
primitive o secondarie).
- Perdita di fibre
miocardiche (IMA).
- Riduzione del
riempimento ventricolare legata ad una ridotta compliance (aumentata
rigidità delle pareti ventricolari).
Cosa succede se un ventricolo (ex. il sinistro) è dilatato? Se il VS è dilatato, in diastole la sua
pressione aumenta e, alla fine della sistole, rimane un residuo sistolico
aumentato. Ecco che nella diastole successiva, visto il residuo maggiore e la
maggior pressione in ventricolo, si ha difficoltà a svuotare l’atrio sx. Di
riflesso la stasi nell’atrio si ripercuote subito nelle vene polmonari e in
tutto il circolo polmonare (prima vene, poi venule, quindi capillari, arteriole
ed infine arterie). Ciò è abbastanza intuitivo.Ma a volte c’è congestione
polmonare (def. Þ
aumento della pressione polmonare nei
grossi vasi) anche se il volume del VS non è aumentato. Com’è possibile?
Ciò capita nel caso dell’ipertrofia ventricolare, in cui si ha aumento della
rigidità delle pareti, con conseguente diminuzione della compliance (def. Þ
capacità di lasciarsi distendere
in fase diastolica Þ
capacità di accogliere sangue in diastole).
Cause più comuni di insufficienza cardiaca
A provocare tutte queste situazioni (perdita della
contrattilità, aumento del postcarico, aumento del precarico...)
possono essere diverse situazioni cliniche, come:
- CHD (Coronary Heart Disease) o Cardiopatia ischemica (Þ
diminuzione delle fibre miocardiche).
- Ipertensione arteriosa (aumento cronico del postcarico).
- Valvulopatie (aumento cronico del precarico e/o postcarico).
- Cardiomiopatie (alterazioni della contrattilità).
- Cardiopatie congenite (causano alterazioni emodinamiche tra i
ventricoli o tra i ventricoli e i grossi vasi che possono causare
alterazioni del carico cardiaco sistolico e/o diastolico).
N.B.: Tutte queste
situazioni sono cause predisponenti di scompenso cardiaco. Può tuttavia
persistere, pur in loro presenza, un buon compenso, anche per lungo tempo.
Perché si instauri lo scompenso in una situazione di insufficienza cardiaca
sono necessarie delle cause
precipitanti.
Dunque: Insufficienza
cardiaca ≠
Scompenso cardiaco (in inglese Heart Failure)
Cause precipitanti
- Variazioni di norme igieniche (ex. sportive) / dietetiche /
terapeutiche.
Prendiamo ad esempio una giovane donna con una stenosi mitralica (in genere
secondaria a reumatismo articolare acuto; prevalenza donne/uomini: 3/1)
assolutamente ben compensata grazie ad un aumento della forza di
contrazione. Può capitare che in fase premestruale improvvisamente presenti
dispnea o addirittura edema polmonare franco. Perché? In fase premestruale
c’è ritenzione di liquidi e ciò può costituire una causa precipitante
verso uno SC di una situazione fino ad allora ben compensata, pur in un
ostacolo al flusso A-V (situazione di IC).
Anche uno sforzo fisico inusuale può far precipitare un quadro di IC verso
lo scompenso cardiaco (ex. scalata, corsa...).
Nel quadro delle variazioni dietetiche diete ricche di sodio o
particolarmente difficili da digerire possono essere fattori precipitanti.
Infine se il paziente è in compenso grazie a farmaci come:
- diuretici: abbassano il precarico;
- vasodilatatori: abbassano il postcarico (antiipertensivi);
- farmaci inotropi positivi: aumentano la contrattilità;
è possibile,
se la terapia viene sospesa, un rapido precipitare verso lo scompenso.
- Sovrapposizione di eventi acuti:
meccanici, flogistici, aritmie, aumenti acuti della portata (anemia,
tireotossicosi, gravidanza).
Eventi acuti possono essere una ritenzione di liquidi, ma anche una
broncopolmonite in un soggetto che abbia già un tendenza all'ipertensione
polmonare, prima però ben compensata, in maniera tale da evitare
sovraccarico del VD. La broncopolmonite può scompensare questa
situazione.Molto importanti sono poi gli eventi aritmici, come la
fibrillazione atriale (FA) (pressoché inevitabile in chi ha una stenosi
mitralica). Si tratta della perdita del ritmo regolare dato dal nodo del
seno; nella FA si ha partenza in modo del tutto irregolare di impulsi da
più punti degli atri; ciò determina una aritmia totale dei ventricoli.
Inoltre nella FA viene a mancare la sistole atriale (onda P) responsabile in
condizioni normali di circa il 20% del riempimento ventricolare Þ
ecco la diminuzione del riempimento che può scompensare un’IC.
- Instaurazione repentina della malattia causale.
Prendiamo un paziente con un’insufficienza aortica secondaria ad una
cardite reumatica che ha colpito anche - o solo - le semilunari aortiche. La
cardite reumatica determina la fusione delle commissure dei lembi valvolari
(stenosi) e, a causa del processo autoimmune che si instaura, anche una
retrazione cicatriziale dei lembi valvolari (insufficienza). Ecco che in
questo caso si ha una steno-insufficienza aortica in cui l’insufficienza
si è instaurata gradualmente. L’insufficienza aortica che si instaura
gradualmente è molto ben tollerata.
Ma ci sono situazioni in cui l’insufficienza aortica si instaura
repentinamente:
- Pugnalata che lacera la semilunare aortica;
- Endocardite infettiva (sia batterica che virale).
Ha avuto negli anni passati (oggi un po’ meno) una
rilevanza epidemiologica molto grande a causa della tossicodipendenza da
farmaci iniettati in vena (per uso di siringhe sporche o di soluzioni
fisiologiche non sterili). L’uso di materiali contaminati fa sì che
vengano introdotti nel torrente circolatorio batteri-virus che si fermano a
livello dei lembi valvolari dando endocarditi infettive. Ora le endocarditi
infettive non inducono fusione commissurale, come le endocarditi reumatiche
(mai stenosi), ma perforazioni o lacerazioni dei lembi valvolari, con
conseguenti insufficienze valvolari acute (in 2-3 h si formano buchi anche
di 1,5 cm2).
Un altro esempio lo possiamo trovare nei difetti settali ventricolari:
- se congeniti (i buchi sono più piccoli sul setto muscolare, più grandi
nella parte alta del setto, che è la membranosa) Þ progressivo
adattamento;
- se acquisiti (ex. IMA) Þ scompenso acutissimo.
La curva di Starling
Quando qualche cosa ha alterato la funzione meccanica
cardiaca in modo tale che, ad una distensione delle fibre, non corrisponda più
un aumento della gittata sistolica (capacità contrattile) sufficiente (dalla
curva normale si passa alla curva patologica) le cose iniziano ad essere
preoccupanti.
Infatti se la GS rimane sotto un certo valore soglia abbiamo
un bassa portata circolatoria: se le fibre,
pur stirandosi, per alterazioni della contrattilità o per aumenti cronici del
precarico o del postcarico, non riescono ad aumentare la loro forza di
contrazione abbiamo una bassa portata e vi sono organi (vedi cervello) per cui
la bassa portata è deleteria. Bisogna quindi che assolutamente la portata
aumenti in maniera almeno sufficiente per le condizioni basali. E ciò avviene
spontaneamente mediante il meccanismo di Starling: la distensione dà una
maggior risposta contrattile e ad un certo punto si esce dalla zona di bassa
portata. Ma attenzione! Se aumenta troppo la distensione aumenta anche troppo la
pressione telediastolica ventricolare (indice del volume telediastolico) e ciò
si ripercuote sull’atrio che sta a monte:
- se è l’atrio destro allora abbiamo una congestione del circolo venoso
sistemico;
- se è l’atrio sinistro abbiamo una congestione del circolo venoso
polmonare.
E questi sono i 2 PILASTRI dello scompenso cardiaco:
- Bassa portata
- Congestione
N.B. La distinzione tra SC destro e SC sinistro in realtà è puramente
didattica, in quanto è praticamente impossibile che i due scompensi non siano
correlati.
In ogni caso si parla di stasi destra quando è il ventricolo destro a non
ricevere bene il sangue dall’atrio dx e quindi dai distretti venosi sistemici
e di stasi sinistra quando è l’atrio sinistro che non riesce a svuotarsi
bene.
Congestione venosa sistemica (nel caso di SC destro):
- Vene giugulari enormemente turgide, anche a busto eretto.
- Ingrandimento cronico del fegato (fino all’ascite).
- Edemi declivi.
Congestione venosa polmonare (nel caso di SC sinistro):
- Stasi (ben visibile radiologicamente).
- Trasudazione di liquido nella pleura (non specifico).
La stasi del circolo è il meccanismo che sta alla base dei disturbi
respiratori nello scompenso.
Ci sono 3 cause che danno dispnea nello scompenso:
- Stasi interstiziale (precocissima)
Si tratta di una trasudazione nell’interstizio polmonare. È precocissima:
appena aumenta la pressione idrostatica nel circolo venoso polmonare vi è
trasudazione di liquido nell’interstizio. Attenzione! La trasudazione dai
capillari non è nei lumi alveolari, in quanto perché ciò accada bisogna
raggiungere pressioni idrostatiche più elevate.
La stasi interstiziale è causa di dispnea da sforzo. Essa è
talmente correlata allo scompenso che la New York Heart Association (NYHA)
ha fatto una classificazione dello scompenso cardiaco in base alla dispnea.
- Edema polmonare (stasi alveolare)
È la trasudazione di liquido negli alveoli.
L’edema polmonare può essere:
- Subacuto Þ limitato ai campi polmonari inferiori (sento crepitii e
gorgoglii solo nei campi inferiori Þ rumori umidi).
- Acuto Þ è un improvviso aumento della pressione idrostatica del circolo
polmonare che porta ad una trasudazione a "marea montante" di
liquido negli alveoli. Può essere mortale. È un annegamento del paziente
nel proprio liquido.
- Asma cardiaco
Terza situazione di dispnea cardiogena (non broncogena) è l’asma
cardiaco.
Noi sappiamo che l’asma è una malattia dei bronchi: per cause allergiche
o tossiche si ha broncocostrizione che dà luogo ad una dispnea
prevalentemente espiratoria. Respiro sibilante.
Ma perché parliamo di asma cardiogeno? Le altre due sono dispnee;
questo invece è asma perché fa un rumore sibilante in espirazione: si
tratta di una riduzione dei lumi bronchiali e bronchiolari non dovuta a
costrizione delle pareti ma dovuta a cause emodinamiche. Infatti al di sotto
della mucosa bronchiale e bronchiolare corrono anastomosi veno-venose (le
une drenano in venule che sono tributarie del sistema delle vene polmonari,
le altre drenano in vene tributarie del sistema delle azygos). Ora
attraverso queste anastomosi in condizioni normali avviene un flusso
continuo a bassissima pressione che va dall’AS (7-8 mmHg) all’AD (3-4
mmHg). Per questo minimo flusso le vene sottomucose hanno un turgore scarso
che assolutamente non disturba il flusso aereo attraverso i bronchi. Se si
ha un aumento della pressione in AS (20 mmHg) queste anastomosi diventano
congeste e, nei bronchi più sottili, arrivano ad occludere il lume
bronchiale. Ecco che si viene ad avere una vera riduzione dei lumi
bronchiali e bronchiolari, che dà luogo a sintomi e segni obiettivi del
tutto analoghi a quelli dell’asma. Quindi in questo caso il termine di asma
cardiaco è più che lecito.
La classificazione NYHA
Lo scompenso cardiaco è stato classificato sulla base della gravità
della dispnea dalla NYHA in 4 classi:
- Classe 1: Assenza di sintomi; il paziente non ha nessuna
limitazione, sono solo presenti segni obiettivi e strumentali.
- Classe 2: Dispnea solo per sforzi inusuali.
- Classe 3: Dispnea per sforzi abituali.
- Classe 4: Dispnea, tachipnea anche a riposo; il paziente è
costretto al riposo assoluto; ortopnea obbligata.
Meccanismi di adattamento nello scompenso
Nello scompenso cardiaco si ha attivazione del sistema neuroendocrino.
Se vi è uno scompenso si riduce la portata (evento non precoce perché prima ci
sono i segni della congestione polmonare). Ora ci sono settori del nostro corpo
in cui non è assolutamente tollerata una diminuzione della portata al di sotto
di certi livelli (cervello, miocardio, rene). Per questo motivo automaticamente
si attivano meccanismi che mirano a mantenere una portata adeguata a livello di
questi organi:
- Attivazione del sistema renina-angiotensina-aldosterone.
- Attivazione del SN simpatico.
- Rilascio di ADH.L’angiotensina II e le catecolamine liberate determinano
vasocostrizione periferica (che porta ad esempio ad una diminuita perfusione
dei muscoli scheletrici).
Aldosterone e ADH determinano inoltre ritenzione idrica e quindi aumento
della massa liquida circolante.
Tutto ciò fa sì che il sangue al cervello arrivi ma, se la causa della
bassa portata è stata una alterazione della capacità del cuore di funzionare,
questi meccanismi di compenso non fanno che ulteriormente peggiorare la
situazione. Infatti questo cuore, già scassato in partenza, deve lavorare
contro resistenze aumentate (vasocostrizione) e con un volume circolante
aumentato.
Ecco che il deterioramento avviene con una rapidità molto maggiore.Ma perché l’organismo
ha messo in moto questi meccanismi?
La risposta è da cercare nell’evoluzione: infatti l’organismo umano
verosimilmente è nato per vivere al più 35-40 anni e questi meccanismi
servivano per far sì che, in caso di emorragie profuse e improvvise (ferita da
parte di una bestia feroce nel corso di una battuta di caccia nel Paleolitico!),
l’organismo potesse compensare cercando di ripristinare la volemia e
mantenendo la perfusione cerebrale, il tutto però con un cuore perfettamente
funzionante. Dunque l’attivazione di questo sistema serve per mantenere un’omeostasi
fintanto che non venga ripristinata la situazione. Ma con un miocardio sano il
sistema è utile. Se invece la causa della bassa portata non è una perdita
acuta di sangue ma una disfunzione delle fibre miocardiche questo meccanismo di
adattamento diventa nocivo.
E allora, per ovviare a questa noxa endogena, c’è un altro meccanismo
endogeno. Se c’è uno scompenso del ventricolo avviene anche una distensione
dell’atrio che sta a monte del ventricolo scompensato. La distensione della
parete atriale implica la liberazione di Fattore Natriuretico Atriale (ANF).
[Oggi sappiamo che i fattori natriuretici non si trovano solo negli atri:
esistono anche fattori natriuretici ventricolari (detto BNP, dove la B sta per
Brain perché il primo isolamento è stato fatto nel cervello) e fattori
natriuretici endoteliali.]
L’ANF ha la capacità di aumentare la liberazione di sodio e di vasodilatare,
attenuando con ciò l’azione dell’asse renina-angiotensina-aldosterone,
della vasopressina e delle catecolamine.
La situazione però non si bilancia perché il sistema scompensante ha la meglio
sui fattori natriuretici.
Da quanto detto ora emerge il razionale della terapia dello scompenso
cardiaco: utilizzare farmaci adeguati a limitare l’instaurarsi di questa
attivazione neuroendocrina:
Fino a qualche anno fa era considerato pazzesco somministrare b
bloccanti ad un paziente in scompenso cardiaco, in quanto si tratta di farmaci
bradicardizzanti e inotropi negativi. Oggi però si sa che, vista l’attivazione
di questo sistema sfavorevole, la terapia con b
bloccanti deve essere praticata in un paziente con SC (chiaramente con molta
attenzione; la somministrazione va iniziata in ospedale sotto stretto controllo
medico).
Torniamo alla curva di Starling.
Se c’è una depressione della contrattilità tale per cui passiamo da N ad A,
si ha bassa portata. Per uscire dalla bassa portata è necessaria una
distensione delle fibre tale per cui entriamo nella zona di congestione (B).
Allora è necessario dare un farmaco che migliori la capacità di contrazione
(ex. inotropi positivi, come la digossina, un digitalico). Con digossina la
portata, a parità di livello di distensione, passa da B a C. Automaticamente
non è più necessaria quella distensione e quindi il volume può scendere al di
sotto dei valori di congestione (D).
La stessa cosa si può fare con un diuretico: i diuretici fanno ridurre le
resistenze allo svuotamento e il volume. Il cuore fa fatica a ridurre il suo
volume in sistole perché deve lottare contro elevate resistenze periferiche. Se
io le diminuisco il cuore riesce a svuotarsi meglio.
Se voglio ridurre la congestione in un paziente che non ha problemi importanti
di bassa portata posso dare diuretici. Ma devo stare molto attento perché se c’è
bassa portata la curva va in una zona di ipoperfusione.
Dunque in certi casi è molto utile associare diuretici e b
bloccanti.